Approvato il Piano per acquedotti e dighe in Sicilia

Più di 465 milioni di euro per rendere efficiente il sistema idrico siciliano, tra invasi e acquedotti. È la cifra del piano di lavoro concordato nel corso di un incontro, tenutosi a Palermo, tra il presidente di regione Sicilia, Nello Musumeci, e Ornella Segnalini, dirigente generale della Direzione dighe del ministero delle Infrastrutture.
Piano, presentato dalla Regione, che comprende numerose opere di ripristino funzionale e di riefficientamento di infrastrutture di presa che alimentano gli invasi, acquedotti di interconnessione tra serbatoi artificiali, adduttori di alimentazione di reti irrigue e potabili, e che prevede 32 interventi per un totale di 198 milioni per la sezione invasi e 34 interventi per 267 milioni di euro per la parte acquedotti.
Nel corso dell’incontro, si è inoltre proceduto alla valutazione dello stato dell’arte del Piano nazionale dighe e del Patto per il Sud, già programmati e finanziati con il Fondo di sviluppo e coesione 2014/2020, per i quali il governo ha accelerato l’attuazione. A breve si partirà con le gare per i servizi e immediatamente dopo con quelle per l’appalto dei lavori.
17 gli interventi previsti nel Piano nazionale per una spesa di 53 milioni di euro, ai quali si sono aggiunti altri 6 progetti presentati dalla Regione per un valore di altri 62 milioni di euro, dei quali 60 per il completamento della diga Pietrarossa, opera strategica a tra Enna e Catania e una delle grandi opere incompiute che costellano l’Isola. 20 invece quelli inseriti nel Patto per il Sud, per una spesa vicina ai 43 milioni di euro e che serviranno per la realizzazione di condotte by, per superare le zone franate, del nuovo acquedotto Scillato per l’alimentazione idrica della Città metropolitana di Palermo.
Tra le opere per le quali sono stati chiesti i finanziamenti c’è anche il completamento della diga Cannamasca nell’agrigentino, la progettazione esecutiva di quella di Blufi, nelle Madonie, avviata nel 1990, e vari collegamenti fra i diversi impianti. A questo si aggiungono i lavori di risanamento di invasi esistenti che potrebbero essere utilizzate per incrementare la capacità di immagazzinamento idrico: se le dighe presenti in Sicilia fossero tutte collaudate, si stima che la capacità degli invasi aumenterebbe di quasi il 40%, passando dagli attuali 417 milioni di metri cubi a 578 milioni.


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