Acqua senza PFAS per Montagnana e area berica, in gara i lavori

È stato pubblicato il bando di gara per realizzare le opere per risolvere del tutto l’emergenza PFAS per Montagnana e l’area berica: la nuova condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore, che comprende oltre 22 chilometri di tubazioni da posare e il serbatoio di accumulo da 10.000 m3 che sarà realizzato a Montagnana. reti dircL’intervento ha un costo complessivo di oltre 25 milioni di euro, di cui 22,6 milioni finanziati dal Ministero. I lavori partiranno nei primi mesi del 2020, non appena concluse le operazioni di aggiudicazione della gara.

«Acquevenete ha impresso la massima accelerazione per avviare al più presto questo attesissimo cantiere» dichiara Piergiorgio Cortelazzo, presidente del gestore idrico. «Sin dall’esordio dell’emergenza PFAS, abbiamo attivato tutte le misure necessarie, in tempi record, per riuscire a filtrare efficacemente l’acqua erogata ai cittadini. Solo con questa nuova opera però avremo una definitiva risoluzione dell’emergenza, perché finalmente potremo recapitare a Montagnana e ai Comuni vicentini da noi serviti acqua di altissima qualità, completamente estranea all’inquinamento da PFAS. Fondamentali, per raggiungere questo obiettivo» sottolinea Cortelazzo, «sono stati il continuo supporto della Regione Veneto, il finanziamento ottenuto dal Ministero e la collaborazione con gli altri gestori idrici pubblici veneti attraverso il consorzio Viveracqua: quest’opera si inserisce infatti in un ampio progetto, il MOSAV, che ridisegna il sistema degli acquedotti nella nostra Regione, con l’obiettivo di assicurare fonti di alta qualità e diversificate».

La nuova condotta di collegamento Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore permetterà di sostituire l’attuale fornitura di acqua dalla centrale di Madonna di Lonigo, contaminata da PFAS, recapitando acqua non inquinata: la stessa che i cittadini bevono in Comuni come Monselice o Este. In caso di necessità, l’acqua potrà essere prelevata anche dalle centrali di Vescovana e Piacenza d’Adige, che attingono dal fiume Adige acqua ugualmente sicura e del tutto priva di PFAS.

L’intento è quella di creare un grande serbatoio di accumulo a Montagnana, della capacità di 10.000 m3, dove saranno convogliate le disponibilità notturne di acqua: negli orari notturni infatti il prelievo è minore ed è possibile creare delle “scorte” di acqua da distribuire agli utenti dei Comuni interessati nel corso della giornata. Per raggiungere questo obiettivo, sarà necessario innanzitutto prolungare la condotta Monselice-Ponso già esistente, realizzando il nuovo tratto Ponso-Montagnana, lungo 9260 metri, con una condotta adduttrice del diametro nominale di 600 millimetri, in ghisa sferoidale, materiale sicuro e durevole nel tempo.

Il progetto prevede inoltre la realizzazione del nuovo serbatoio strategico di Montagnana, composto da due moduli della capacità ciascuno di 5000 metri cubi, con annessa centrale di pompaggio. Servirà per immagazzinare le fonti disponibili in esubero, da restituire in caso di picchi di esigenza idrica ai nuovi Comuni serviti, diventando una sorta di “fonte virtuale”. Dal serbatoio di Montagnana è prevista poi la nuova tubazione di collegamento con la rete di Pojana Maggiore, sempre del diametro nominale di 600 millimetri. Un’ulteriore connessione verrà realizzata con la condotta qui esistente proveniente dalla centrale di Madonna di Lonigo: in questo modo, sarà possibile alimentare, oltre a Pojana Maggiore, anche i Comuni di Asigliano, Orgiano e Alonte (in gestione ad acquevenete) e Noventa Vicentina (in gestione a Viacqua).

Inoltre, si prevede di realizzare il tratto di collegamento alla rete di Montagnana, in derivazione dalla condotta per Pojana, in corrispondenza di via Sette Albere all’incrocio con via Fossa di Buoso. Questo tratto di condotta avrà un diametro nominale di 400 mm e una lunghezza di 1670 metri.

Infine, per il funzionamento complessivo del sistema sarà necessario costruire anche   800 metri di nuova condotta a Monselice, come tratto di collegamento con la condotta di adduzione proveniente dai pozzi di Camazzole, con la posa di tubazione in ghisa sferoidale del diametro nominale di 700 mm lungo viale Tre Venezie, via Piemonte e via Veneto. Si tratta di un elemento particolarmente importante per rendere efficiente la condotta di gronda e l’alimentazione alla “fonte virtuale”.

Nell’attesa che venga completato questo intervento, va ricordato che l’acqua attualmente erogata ai Comuni della “zona rossa” ha già raggiunto l’obiettivo “PFAS Zero”, come stabilito dai limiti emanati dalla Regione Veneto, grazie ai sempre più efficaci sistemi di filtrazione mediante adsorbimento su carbone attivo granulare (GAC).

Per maggiori informazioni: acquevenete


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