Arriva il Fondo di garanzia per le infrastrutture idriche

Buone notizie per i gestori del servizio idrico. Sta per essere approvato definitivamente il decreto che istituisce il Fondo di garanzia statale sugli investimenti per il potenziamento delle infrastrutture idriche, proposto dal ministero delle Infrastrutture di concerto con quelli dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, insieme ad Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Il provvedimento ha infatti ottenuto l’ok in Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali, e sarà a breve formalizzato in un decreto, mentre Arera definirà le regole di accesso al fondo.

Uno strumento fondamentale e atteso da tempo, era già previsto dal Collegato ambientale del 2015, per fornire supporto ai nuovi investimenti da parte dei gestori del settore idrico. Uno strumento che potrà dare importanti frutti in un settore che necessita di rilevanti interventi, sia per porre fine al problema della dispersione della risorsa, la media delle perdite di rete si attesta intorno al 41%, sia per sanare tutte le carenze che ancora gran parte del paese mostra nel campo della raccolta e depurazione dei reflui urbani. Problemi il cui superamento richiede investimenti, secondo le stime, per circa 5 miliardi di euro l’anno.

La notizia è stata accolta molto favorevolmente da Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende attive nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas. «È la prova che, anche tra mille difficoltà e una ricorrente incertezza normativa, il settore industriale dell’acqua ha trovato negli ultimi anni un punto di equilibrio – hanno commentato dalla Federazione -. È auspicabile che il nascente fondo cresca e si sviluppi coerentemente con il rafforzamento del sistema industriale, visto che molto rimane da fare, in termini di finanziamento, soprattutto al Sud. È prevalentemente nel Mezzogiorno, infatti, che la gestione diretta da parte dei comuni e gestioni non conformi alla norma e non industriali, hanno condotto negli anni a pesanti sanzioni comunitarie per i ritardi nella depurazione.  Il fatto che la maggioranza delle infrazioni comunitarie derivi da gestioni dirette degli enti locali fa prevedere che per questi l’accesso ai finanziamenti e il dialogo con le banche resti difficile anche in presenza del Fondo di garanzia, visto che l’Arera insieme ai Ministeri coinvolti nel processo, dovranno valutare il rischio delle singole proposte da ammettere al beneficio del credito».


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