Broadband e ultra broadband

Esiste un vasto consenso a livello internazionale sul ruolo chiave che il settore delle telecomunicazioni è chiamato a svolgere per lo sviluppo del sistema economico. Gli impatti moltiplicativi sul PIL degli investimenti in broadband e ultra broadband sono ampiamente riconosciuti e sono alla base di importanti azioni e progetti sovranazionali e nazionali. La strategicità delle reti ultra broadband in particolare è riconosciuta dalla Commissione Europea, che attraverso una ambiziosa Agenda Digitale ha definito i target per i Paesi dell’area euro: copertura a 30 Mbps per il 100% della popolazione e sottoscrizioni a 100 Mbps per il 50% delle abitazioni entro il 2020.

Situazione attuale
Analizzando i dati forniti dall’Unione Europea è possibile determinare il grado attuale di sviluppo delle reti a banda larga ed ultralarga italiane e la posizione dell’Italia all’interno del contesto europeo. Il grado di sviluppo delle reti può essere sintetizzato da tre indicatori: copertura, penetrazione e velocità. La copertura indica la percentuale di soggetti potenzialmente in grado di sottoscrivere un abbonamento. La penetrazione indica la percentuale effettiva di soggetti che ha sottoscritto un abbonamento. La velocità è, invece, riferita al download di dati ed è espressa in Megabit per secondo (Mbps).
Nel complesso emerge una posizione di arretratezza dell’Italia rispetto alla media europea (figure da 1 a 4), con un divario che si amplia osservando il confronto con i principali competitor (Germania, Francia, Inghilterra). Il tasso di penetrazione del broadband (>2 Mbps) misurato sulle famiglie è pari al 55,1% contro una media europea del 72,5% (fig.1). Per quanto riguarda invece le reti di nuova generazione (NGN) con velocità superiore a 30Mbps (nota 1), l’Italia risulta essere ultima all’interno del panel di Paesi considerato, con un tasso di copertura pari al 14%, contro una media europea del 53,8% (fig.2). La penetrazione di connessioni superiore a 30Mbps è inoltre alquanto ridotta, pari a circa l’1%-2%. Tali dati spiegano anche il successivo indicatore, la velocità di download (fig.3). L’Italia attualmente, con una media di circa 6,4 Mbps in download, è uno dei Paesi più lenti, non solo a livello europeo (la media europea è di 15 Mbps). Unica nota positiva la copertura delle reti broadband, che è attualmente in Italia pari al 98,4% della popolazione, contro una media europea del 95,5% (fig.4) e che indica il progressivo assottigliarsi del digital divide di prima generazione.
Emerge quindi un quadro che evidenzia la necessità e l’urgenza politiche di stimolo della domanda e di incentivazione allo sviluppo di reti moderne e più performanti.

Tecnologie e investimenti
Le reti fisse che consentono velocità di connessione fino a 100 Mbps in postazione fissa si differenziano in base al grado di sostituzione del tradizionale doppino in rame con la fibra ottica in:
• Fiber to the Exchange (FTTE), la fibra sostituisce il rame fino allo stadio di linea urbana
• Fiber to the Cabinet (FTTC), la fibra sostituisce il rame fino a un armadio ripartitore
• Fiber to the Building (FTTB), la fibra sostituisce il rame fino al distributore posizionato sul marciapiede o nella cantina degli edifici
• Fiber to the Home (FTTH), la fibra sostituisce il rame fino all’abitazione/ufficio dell’utente finale.
Le architetture su cui si sta concentrando il dibattito sono attualmente la FTTC (Fiber-to-the-cabinet) e la FTTH (Fiber-to-the-home). L’FTTC è una soluzione più economica, non comportando interventi civili per portare la fibra fino al palazzo, ma richiede l’allocazione di nuovi apparati nei pressi di un armadio di distribuzione. Inoltre l’FTTC non è sufficiente a garantire di per sé una velocità di 100 Mbps, così come richiesto dagli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea, ma necessita dell’applicazione di ulteriori tecnologie, ad esempio il Vectoring, in grado di aumentare le prestazioni sulla parte in rame. L’FTTH (Fiber To The Home), invece, comporta alti investimenti per posare la fibra anche verticalmente fino agli appartamenti, ma presenta il vantaggio di avere costi operativi molto bassi, non necessitando di apparati elettronici fra la centrale e l’appartamento. L’architettura FTTH, inoltre, presenta il vantaggio di essere “Future Proof” essendo una soluzione adatta alle esigenze future di banda, in grado di fornire prestazioni elevate (100 Mbps) senza l’ausilio di altre tecnologie.
Circa la sostenibilità economica dei progetti, la Commissione Europea stima un investimento complessivo di 270 miliardi di euro per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Per quanto riguarda l’Italia il progetto ISBUL nel 2011 individuava un investimento di 15,5 mld euro per la copertura del 90% della popolazione con architettura mista FTTH P2P/GPON. L’Osservatorio Costi del Non Fare nel 2012, all’interno dello studio il costo del Non Fare la rete a banda ultra larga in Italia, ha stimato che la realizzazione di una rete in grado di soddisfare gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea necessita di investimenti che vanno da 12,4 a 20 mld di euro, a seconda delle tecnologie e architetture di rete utilizzate.

I progetti degli operatori
Lo sviluppo di una rete NGN è parte dei piani industriali dei principali operatori: Telecom, Metroweb, Vodafone, Fastweb
La strategia di sviluppo di Telecom si potrebbe definire di tipo “market led”, orientata a coprire il maggior numero di individui nel breve periodo, mantenendo i costi più contenuti. Il piano industriale del Gruppo prevede interventi di infrastrutturazione in fibra articolati in due fasi:
• una prima fase in cui la fibra raggiunge gli armadi della rete di distribuzione, realizzando una architettura FTTC in 99 comuni (25% delle unità immobiliari) e rendendo disponibile a tutti i clienti collegati all’armadio connessioni con velocità da 30 ad oltre 50 Mbps. Il vectoring consentirà di raggiungere circa il 60% delle unità immobiliari coperte con velocità in downstream di circa 100 Mbps
• una seconda fase per rispondere alla domanda del mercato in cui la fibra si avvicina progressivamente agli edifici (architettura FTTD) fino a raggiungere le singole unità immobiliari (architettura FTTH GPON).
Il piano NGN di Metroweb/F2I prevede invece un progressivo sviluppo dell’infrastruttura in fibra ottica in modalità FTTH entro il 2017 nelle 30 città italiane più importanti, a partire da quelle a maggiore vocazione di mercato, per un totale di 4,5 miliardi di euro d’investimento. Sono previste iniziative specifiche per lo sviluppo del modello FTTH tramite acquisizione di reti locali esistenti e avvio di iniziative per la realizzazione delle tratte verticali in fibra ottica.
A inizio dell’anno Fastweb ha stanziato 400 milioni di euro per portare a 3,5 milioni di famiglie la banda ultralarga in modalità FTTC ed estendere i servizi in 13 nuove città. La campagna di scavi della durata di due anni prevede la posa di cinquemila chilometri di nuova fibra ottica che faranno passare il totale delle famiglie raggiunte dall’operatore da 1,5 a 3,5 milioni.
Infine Vodafone, la quale a partire da aprile 2013 in seguito all’accordo siglato con Metroweb ha lanciato la prima offerta commerciale in fibra ottica, estenderà l’offerta portando la connettività a 30 Mbps in download e 3 Mbps in upload in 27 città italiane, con l’obiettivo di estendere ulteriormente la copertura.

I provvedimenti del governo
Il principale strumento adottato dal governo italiano per stimolare la realizzazione di infrastrutture broadband e ultra broadband è l’Agenda Digitale Italiana. È stata istituita il primo marzo 2012 con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico (nota 3) e le misure per la sua concreta attuazione sono state definite nel decreto-legge 179/2012, Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, poi convertito in legge. L’ADI definisce le principali aree di intervento per la digitalizzazione del Paese: infrastrutture e sicurezza, smart cities and communities, e-government, competenze digitali, ricerca & innovazione, e-commerce.
Nell’ambito dello sviluppo delle infrastrutture, per dare piena attuazione alle linee guida dell’ADI, il Ministero dello sviluppo economico ha definito: il Piano Nazionale Banda Larga, il Progetto Strategico Banda Ultralarga, misure di agevolazione degli scavi, il credito di imposta per la realizzazione di nuove opere. Il Piano Nazionale Banda Larga, per il quale sono stati spesi ad oggi circa 500 milioni di euro a valere su fondi comunitari, nazionali e regionali, prevede l’azzeramento del digital divide entro il 2013 (obiettivo posticipato al 2014). Per il suo completamento sono necessari ulteriori 450 milioni di euro circa, prevedendo, anche in questo caso, lo sforzo congiunto del Governo, delle Regioni e del mercato. Il Progetto Strategico Banda Ultralarga è stato definito per dare impulso ai nuovi investimenti in NGN, con lo scopo di veicolare nuovi servizi a banda ultralarga. L’intervento pubblico si limita alle sole aree in cui il mercato da solo non dimostra interesse a investire. Grazie al Piano Azione e Coesione sono già disponibili circa 500 milioni di euro per realizzare investimenti in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Sicilia.
Grazie alle agevolazioni per chi scava vengono dimezzati i tempi per le varie autorizzazioni ed è favorito l’uso delle mini trincee, che permettono di ridurre fino al 75% i costi di scavo rispetto alle trincee tradizionali. Un futuro decreto Mise-Mit darà il via libera effettivo alle mini trincee e definirà le condizioni di scavo e di ripristino del manto stradale a seguito delle operazioni di posa.
Infine il credito di imposta IRES e IRAP generato in relazione alla costruzione e gestione dell’opera è finalizzato ad incentivare la realizzazione di nuovi investimenti da parte dei soggetti privati ed è stabilito per ciascun progetto nella misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio del piano economico finanziario e comunque entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento.
È da sottolineare inoltre che molte Regioni hanno avviato, o stanno avviando, piani e progetti per la banda larga e ultra larga. Si tratta di piani autonomi, in molti casi integrati da accordi stipulati dalle singole Regioni con il Governo.

Benefici
La determinazione degli impatti generati dalle reti broadband ed ultrabroadband è un’operazione alquanto complessa. Queste si contraddistinguono per il fatto di essere “general purpose”, ossia caratterizzate da elevata pervasività degli effetti. A differenza, infatti, di altre infrastrutture di rete (rete idrica, elettrica, stradale, etc.) finalizzate all’erogazione di precisi servizi (acqua, elettricità, trasporto, etc.) il broadband è suscettibile di erogare una pluralità di servizi differenti, finalizzati alla soddisfazione dei bisogni più eterogenei (per citare alcuni esempi: servizi di cloud computing, teleconferenza, assistenza sanitaria, contenuti mediatici e di intrattenimento, etc.).
Una possibile classificazione degli impatti generati da tali reti può essere articolata sulla base delle attività che li originano, realizzazione della rete, accesso e utilizzo dei servizi, miglioramento delle performance di rete, e sulla natura degli stessi, economica, ambientale e sociale. A titolo esemplificativo (fig.5):
• la realizzazione della rete genera, in primo luogo, ricavi per le imprese costruttrici e fornitrici di tecnologia, ma anche occupazione diretta per il cantiere e indotta per la fornitura di componenti.
• La sottoscrizione di abbonamenti da parte degli utenti permette, da un lato, la possibilità di creare e vendere nuovi servizi online, generando nuove opportunità di business, dall’altro, l’adozione di tali servizi da parte dei cittadini ha un impatto in termini di aumento della produttività, efficienza, mobilità sostenibile, inlcusione sociale e qualità della vita. Si pensi ad esempio ai moderni servizi di telepresenza, in grado mettere in condizioni di comunicare efficacemente due individui tra loro distanti. Se applicati in ambito aziendale permettono di ridurre i viaggi di lavoro. In ambito sanitario, invece, eviterebbero ai malati gli spostamenti per raggiungere le strutture sanitarie. In entrambi i casi si avrà un risparmio dei costi di trasporto, minori impatti ambientali e tempi di attesa/viaggio evitati (miglioramento della qualità della vita).
• La migliore performance in termini di velocità e latenza garantita dalle reti NGN svolge un ruolo abilitatore di servizi del tutto innovativi, generando a sua volta nuove opportunità di business. Inoltre, permette di meglio fruire dei servizi esistenti, aumentando la produttività e riducendo i tempi di attesa o indisponibilità dei servizi.
Generalmente le tipologie di analisi utilizzate per stimare l’impatto economico di un investimento in reti broadband ed ultrabroadband sono tre: modelli input/output, analisi di regressione multivariata, analisi costi/benefici.
Lo studio probabilmente più quotato a livello internazionale sull’impatto economico delle reti broadband è la ricerca di Czernich et al. (2009) che, attraverso un analisi di regressione su 25 paesi OECD tra il 1996 e il 2007, mostra che un incremento del 10% nella penetrazione del broadband è in grado di far crescere il PIL tra il 0,9% e il 1,5%. Un’analisi della letteratura sui modelli input/output inoltre evidenzia che ogni milione di euro speso nella realizzazione di rete broadband crea in media 9.320 posti di lavoro diretti. L’importanza di dotarsi di reti ultraveloci è sottolineata dallo studio di Ericsson, Arthur D. Little e Chalmers University of Technology (2011), in cui si determina, attraverso un’analisi di regressione, che raddoppiare la velocità media di download incrementa il PIL dello 0,3%. Con particolare riferimento al contesto italiano il progetto ISBUL (2011) ha determinato, tramite analisi di regressione, il potenziale impatto economico derivante dalla realizzazione di una rete ultrabroadband in 10 anni. A seconda della tecnologia utilizzata e della copertura raggiunta si hanno benefici dai 23,6 ai 109,9 mld di euro (dal 0,2% al 0,7% del PIL). I benefici possono arrivare fino a 785,8 mld di euro (5,1% PIL) considerando le esternalità positive legate a servizi applicativi erogati. L’Osservatorio Costi del Non Fare nel 2012 ha stimato, tramite un’analisi costi/benefici, che una estesa adozione di servizi abilitati o fortemente migliorati dalle reti ultraveloci (e-commerce, telelavoro, cloud computing, assistenza sanitaria remota, FSE, Formazione universitaria a distanza) è in grado di generare benefici economici, sociali ed ambientali per un totale di circa 840 mld di euro (3% del PIL) in termini di mobilità più sostenibile, riduzione dei costi (aumento dell’efficienza), produttività e valore aggiunto.

Conclusione
L’Italia presenta gravi elementi di arretratezza nello sviluppo di reti broadband e ultra broadband. L’importanza di colmare il gap infrastrutturale evidenziata da numerosi studi, che hanno dimostrato il ruolo di tali reti nel generare valore per la collettività, necessità ancor più marcata in una situazione di stagnazione dell’economia nazionale e dal rischio di perdere ulteriore competitività internazionale. Una spinta allo sviluppo di reti NGN potrebbe essere l’elemento chiave per ridare impulso all’economia italiana, ma richiede uno sforzo congiunto di tutti i soggetti, pubblici e privati, affinché possano essere messe in campo politiche di concertazione tra Governo, amministrazioni e operatori.

di Andrea Gilardoni e Maurizio Bellini

Maurizio Bellini
Analyst di Agici Finanza d’Impresa. È responsabile di progetti di ricerca nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni all’interno dell’Osservatorio “I Costi del Non Fare”.

Andrea Gilardoni
È presidente e fondatore dell’Osservatorio “I Costi del Non Fare”. Insegna Economia e Gestione delle imprese all’Università Bocconi dove ha diretto il Master Meges sui servizi di pubblica utilità. E’ stato ed è presidente di aziende operanti nel settore delle utilities. Autore di numerose pubblicazioni in materia ha fondato e dirige la rivista Management delle Utilities e delle Infrastrutture.

Nota 1: FTTH, FTTB, Cable Docsis 3.0, VDSL e altre tecnologie
Nota 2: Tecnologia in grado di cancellare le interferenze delle linee in rame, principale fattore limitante dell’ampiezza di banda
Nota 3: Di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, il Ministro per la coesione territoriale, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministro dell’economia e delle finanze


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