Depurare 2.0: la depurazione del futuro di Amag Reti Idriche

Sviluppare e applicare tecnologie innovative e a bassissimo impatto ambientale nella depurazione dei reflui. A questo ha puntato il progetto Depurare 2.0, che dopo due anni e mezzo dal suo avvio ha pienamente centrato l’obiettivo. L’idea progettuale di partenza è stata infatti trasformata in un prototipo il cui utilizzo sta dando risultati molto positivi.

Nato a fine 2020, il progetto sperimentale ha avuto come capofila Amag Reti Idriche, con 3i Engineering e Tea Sistemi come partner e il supporto scientifico fornito dalle Università del Piemonte Orientale, di Torino e di Padova. Il loro obiettivo era di mettere a punto un sistema innovativo, basato su soluzioni green, di trattamento delle acque reflue, prima della loro immissione nei corpi idrici. Un obiettivo ambizioso che ha ottenuto un finanziamento di circa 630.000 euro nel programma POR FESR 2014/2022 della Regione Piemonte nell’ambito del Polo di innovazione CLEVER, gestito dal consorzio Univer.

 

Tecnologie green

Il lavoro condotto dal team di aziende ha portato allo sviluppo di un prototipo realizzato dal gestore idrico dell’Ato 6 Alessandrino presso il suo impianto di depurazione di Cantalupo, una frazione di Alessandria. Il prototipo ha visto l’impiego delle diverse tecnologie selezionate per il progetto, tutte a bassissimo impatto ambientale e tutte rivelatesi molto efficienti.

Le microalghe hanno dimostrato di rimuovere efficacemente l’azoto e il fosforo dai reflui. Le zeoliti e le nanospugne sono due adsorbenti:

  1. il primo naturale
  2. il secondo sintetizzato dall’amido di mais

Essi consentono la purificazione dell’acqua dall’eccesso di azoto totale. Le soluzioni ElettroChimicamente Attivate, a base di acido ipocloroso, ottenute per elettrolisi di una soluzione di semplice cloruro di sodio, si sono dimostrate:

  • totalmente efficaci
  • sicure
  • eco-sostenibili.

 

Ridurre i fanghi

Ma oltre a garantire acque depurate sempre più pure, Depuro 2.0 ha puntato anche a ridurre il volume dei fanghi derivanti dai processi di depurazione e a migliorarne la qualità. Quest’ultimo target è da raggiungere attraverso l’abbattimento di nutrienti e inquinanti emergenti come idrocarburi, farmaci e fitofarmaci, metalli pesanti. A tale scopo è stata realizzata una vasca per l’evaporazione con aria forzata, alimentata da un impianto fotovoltaico, quindi con energia rinnovabile.

 

Ottime prospettive

Dall’analisi dei risultati del funzionamento del prototipo, dove sono stati applicati su scala sperimentale tutti i metodi selezionati, è emerso che rispetto a un depuratore tradizionale, il nuovo impianto ha costi maggiori in termini di approvvigionamento delle sostanze impiegate. Tuttavia, in un’ottica di industrializzazione del prototipo, i costi di approvvigionamento si abbasserebbero, rendendo di fatto la spesa legata al ciclo di vita dell’impianto innovativo in linea con quelli tradizionali.

Sono inoltre da tenere in considerazione i vantaggi dal punto di vista ambientale, che costituiscono un valore aggiunto fondamentale della metodologia Depurare 2.0. La sperimentazione svolta nel progetto, con la realizzazione del prototipo, dove la successione dei processi di depurazione avviene con continuità e in automatico, potrà diventare in un prossimo futuro un sistema in grado di risolvere le problematiche di depurazione di una comunità con la prospettiva del riutilizzo delle acque.

 


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