È ad Arcore il primo Parco dell’Acqua di BrianzAcque

È diventato realtà il primo Parco dell’Acqua di BrianzAcque. Sorge ad Arcore e rappresenta un innovativo format di infrastruttura “verde” che integra il contenimento delle acque meteoriche con la valorizzazione naturalistica dei luoghi. Il tutto, in più, con la possibilità di utilizzarli a scopo ludico, didattico, ricreativo.

L’opera, messa a punto dal settore progettazione e pianificazione dell’utility idrica della Provincia di Monza e Brianza, con il contributo di importanti studi di architettura e di ingegneria, è stata realizzata in nove mesi. La sua realizzazione ha richiesto un investimento di 650.000 euro, dei quali 360.000 finanziati da Regione Lombardia.
 

La struttura del Parco

La struttura base del Parco è composta da un bacino di infiltrazione per la raccolta delle acque meteoriche. Un grande invaso naturale, piantumato con vegetazione igrofila, capace accogliere e accumulare fino a 14.000 metri cubi di acqua, per poi disperderla lentamente. Intorno al grande prato, sul quale in assenza di pioggia si può camminare, l’infrastrutturazione verde, pensata per ricostruire ambiente e paesaggio e offrire funzioni di uso comunitario.

Nel parCo dell’Acqua sono infatti presenti:

  • un laghetto
  • sentieri e percorsi pedonali e ciclopedonali
  • aree di sosta per il pic nic
  • spazi per attività ludiche ed educative
  • orti comuni, limitati da canali d’acqua piovana per l’irrigazione che garantiscono una gestione sostenibile della risorsa

A rendere il tutto ancora più accattivante i giochi d’acqua autoalimentati con sistemi di pompaggio senza l’utilizzo di energia elettrica. L’intero contesto è stato poi abbellito con la piantumazione di elementi tipici del paesaggio agrario brianzolo. Come filari, prati, alberi solitari, e con elementi d’arredo urbano in materiali naturali e riciclabili.  
 

Un progetto da replicare

Quello di Arcore è il progetto pilota di una serie di analoghe infrastrutture green che BrianzAcque replicherà in altri comuni del territorio, dove ci sia necessità di contenere le acque piovane e dove gli spazi lo consentano. Un secondo Parco è già in corso di realizzazione tra Bernareggio e Carnate, nell’area sportiva del CTL3. Questo si estende su una superficie di 24.000 mila mq, il doppio di quella Arcorese. La sua costruzione sarà conclusa entro marzo del prossimo anno, con una spesa di 2,3 milioni di euro, metà della quale finanziata sempre dalla Regione. Inoltre, è in fase di progettazione un altro Parco dell’Acqua fra Sulbiate e Aicurzio, ma altri ne seguiranno.
 

Una soluzione innovativa per proteggere i territori

Tali infrastrutture rappresentano infatti ulteriori tasselli del piano di misure progressive di adattamento al cambiamento climatico messe in campo da BrianzAcque per rendere il suo territorio sempre più resiliente. Una soluzione dove le strategie di protezione dei territori si abbinano a pratiche di rigenerazione urbana e alla creazione di spazi fruibili da tutta la comunità, portando benefici a 360°.

Come sottolineato dal presidente dell’azienda, Enrico Boerci

«Frutto di una progettazione multidisciplinare e adattiva alle sfide del cambiamento climatico, il Parco dell’Acqua, innovativo e sostenibile, oltrepassa il concetto di vasca volano – ha commentato il presidente -. Ne è un’evoluzione in quanto struttura, da un lato, utile per proteggere il territorio dagli allagamenti e, dall’altro, attrattiva per permettere di godere di un ambiente naturale pensato anche con finalità sociali e di aggregazione per grandi e piccini».
 

Un logo distintivo

Per identificare i Parchi dell’Acqua, il gestore ha realizzato un logo ad hoc. Questo è costituito da una base circolare, che riprende il brand aziendale e simboleggia l’abbraccio e la protezione del luogo, nella quale sono inseriti un cerchio azzurro, rappresentativo dell’acqua, e un tracciato che rimanda ai percorsi ciclo pedonali. Il logo culmina con una farfalla stilizzata, inseto scelto sia come rimando alla natura sia perché nella sua vita si trasforma. Una trasformazione che rimanda a quella realizzata attraverso queste infrastrutture, con la rigenerazione degli spazi in oasi verdi e la loro messa a disposizione della collettività.

 


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