Il futuro energetico sostenibile della Città Metropolitana di Milano passa per il biometano

Produrre biocarburante a basso impatto ambientale, impiegando tonnellate di rifiuti organici convertendoli in energia per veicoli, mezzi aziendali e trasporti pubblici. Questa è la sfida che la Città metropolitana di Milano si appresta a raccogliere nell’ambito della sua strategia di transizione energetica, per arrivare ad alimentare ben 39mila automobili, pari a due volte e mezzo quelle circolanti alimentate a metano, riciclando la quasi totalità delle 200mila tonnellate di rifiuti prodotti sul suo territorio.

Una prospettiva illustrata dallo studio intitolato “Biometano. Potenzialità nella Città metropolitana di Milano e ruolo di Gruppo CAP”, realizzato da Kyoto Club e presentato all’inizio di dicembre a Palazzo Isimbardi in occasione del Convegno “Economia circolare: da prospettiva a strategia industriale”, alla presenza di ATO (Ufficio d’Ambito Territoriale) e Città Metropolitana di Milano.

“Una delle principali sfide odierne è quella di rendere lo sviluppo economico compatibile con la qualità dell’ambiente, commenta Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. Il biometano per Gruppo CAP rappresenta una delle sfide industriali più importanti per dare avvio a un sistema economico circolare, che prevede un percorso di valorizzazione dei propri asset, come il riuso delle nostre infrastrutture, capillarmente distribuite sul territorio”.

Il biometano, che riduce l’emissione di anidride carbonica del 97% rispetto alle emissioni prodotte da un combustibile fossile, è tra le fonti rinnovabili indicate dall’Unione Europea per rispettare il traguardo previsto dall’Accordo di Parigi, di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C e azzerare le emissioni climalteranti entro il 2050.

Va in questa direzione il Protocollo d’Intesa sottoscritto da Città metropolitana di Milano, ente autorizzativo degli impianti e propositivo di cicli bioeconomici integrati, e Gruppo CAP che ha proprio l’obiettivo di costruire un modello economico in grado di produrre biometano dalla sezione umida della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano), estendendola agli impianti di depurazione già presenti sul territorio, con il vantaggio di massimizzarne l’efficienza e limitare il consumo di suolo.

La Città metropolitana di Milano ha quindi responsabilmente scelto di rilasciare le autorizzazioni per la produzione di biometano e di estendere la capacità digestiva anaerobica, fino a oggi sottoutilizzata per la produzione di biogas, anche al trattamento di rifiuti provenienti dal ciclo agro-industriale e zootecnico, e dalla frazione umida urbana, già oggi differenziati in percentuale elevata. “Ciò che emerge dallo studio, e fa parte dell’obiettivo che ci eravamo prefissi, è la grande potenzialità del nostro territorio, dove abbiamo aziende e impianti eccellenti che possono lavorare in sinergia con la pubblica amministrazione per fare economia e rigenerare l’ambiente. Crediamo che il nostro ruolo non sia più solo quello autorizzativo ma soprattutto quello di ente facilitatore e promotore dell’innovazione”, ha dichiarato Roberto Maviglia, Consigliere delegato a Risparmio energetico 20-20-20 di Città metropolitana di Milano.

Secondo il più recente Rapporto di ISPRA, la Città metropolitana di Milano produce circa 215 mila tonnellate/anno di umido e dispone di una capacità impiantistica per il trattamento anaerobico attualmente autorizzata pari a 90.000 tonnellate. Grazie agli asset industriali di Gruppo CAP, prima monoutility italiana nel settore della gestione del Servizio Idrico Integrato (SII), si potrebbero trattare tramite processi di digestione anaerobica per ulteriori 107 mila tonnellate/anno di umido, senza bisogno di realizzare nuove strutture o nuovi impianti di produzione. In particolare, la quantità di biometano generata dalle sedi impiantistiche di Gruppo CAP idonee alla produzione (Pero, Bresso, Robecco sul Naviglio, Sesto San Giovanni, Peschiera Borromeo, Cassano d’Adda, Trucazzano), proveniente dalla frazione umida dei rifiuti e dagli scarti agricoli, sarebbe potenzialmente in grado di alimentare circa 39.000 automobili, circa 2,5 volte il numero delle auto a metano circolanti nella Città metropolitana di Milano alimentate a metano, per dare avvio a un modello di mobilità sostenibile finalizzato alla riduzione dei consumi e soprattutto delle emissioni.

A questo link è possibile, scaricare la ricerca completa: http://bit.ly/ricercaKyotoClub_Biometano


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