Il teleriscaldamento in Lituania compie 80 anni

Il teleriscaldamento in Lituania compie 80 anni. Era il giugno del 1939 quando entrava in funzione la prima rete, alimentata da una caldaia di fabbricazione tedesca, a servizio del complesso edilizio del campus medico Vytautas Magnus University di Kaunas, progettato dall’architetto francese Urbain Cassan insieme a Ellie Ouchanoff, fornendo energia termica per riscaldamento, acqua calda sanitaria e vapore per le cucine, per la disinfezione delle camere e per gli sterilizzatori utilizzati nelle sale operatorie.

Da allora il settore è molto cresciuto, affrontando numerosi cambiamenti sulla scia degli eventi che hanno interessato il Paese baltico. Un grande impulso alla crescita del teleriscaldamento è arrivato con la ricostruzione seguita alle distruzioni della Seconda guerra mondiale, soprattutto nel periodo tra gli anni Sessanta e Novanta, quando, grazie alla pianificazione edilizia sovietica, i sistemi furono realizzati anche nelle piccole cittadine, alimentati per lo più con torba, carbone e oli combustibili. Più tardi, con la realizzazione della rete di gasdotti, la maggior parte delle caldaie ha iniziato a utilizzare il gas naturale russo, lasciando gli oli combustibili come carburante di riserva.

Con il ritorno all’indipendenza il Paese ha continuato a puntare su questa tecnologia, tanto che oggi il teleriscaldamento copre una quota decisamente alta dei consumi di calore, circa il 50%, situandolo ai primi posti nell’Unione europea, insieme a Finlandia, Svezia ed Estonia. Il servizio raggiunge infatti oltre 700.000 appartamenti, ma allacciata alla rete è anche la maggior parte delle istituzioni educative e sanitarie, istituti pubblici ed edifici commerciali.

Con la conquista dell’indipendenza è sorto però il problema di sganciarsi dalla stretta dipendenza dal gas russo, quindi di modernizzare i sistemi, aprendoli all’utilizzo di fonti energetiche diverse e ottimizzare ed efficientare la gestione delle reti, ma al tempo stesso riducendo gli sprechi di calore da parte delle utenze. Su questo ultimo punto si è intervenuti introducendo la contabilizzazione e la registrazione del calore, con l’installazione di oltre 30.000 misuratori, dei quali buona parte letti da remoto, innovazione che ha permesso di stimolare il ricorso a soluzioni per aumentare l’efficienza energetica degli edifici.

Ma un ulteriore accelerata al processo di modernizzazione è arrivata dopo l’adesione della Lituania all’Unione europea, quando il Paese ha potuto accedere ai fondi comunitari per il rinnovo delle infrastrutture energetiche. Si è avviato allora un importante opera di efficientamento delle reti, attraverso la sostituzione delle condotte, l’ottimizzazione della configurazione dei sistemi e dei regimi di temperatura, permettendo così di dimezzare le perdite di trasferimento di calore.

Un contributo considerevole in tal senso è arrivato anche dai fornitori e produttori di calore, che hanno cominciato a orientarsi sull’utilizzo delle biomasse, portando alla nascita e allo sviluppo di un vivace mercato delle fonti rinnovabili, che ha assicurato enormi benefici anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

In questa direzione hanno spinto anche le politiche energetiche europee a favore delle rinnovabili, tanto che già nel 2017 circa il 70% della produzione totale di calore per teleriscaldamento proveniva da combustibili green, in particolare biomasse. Non a caso la Lituania è il primo Paese ad aver conseguito, e da tempo, l’obiettivo dell’Ue di ridurre le emissioni di carbonio del 20% entro il 2020. Inoltre, le emissioni di CO2 risparmiate vengono vendute ad altri Paesi. Ma oltre ai vantaggi ambientali e alla riduzione dei costi del riscaldamento, la sostituzione del gas di importazione con le fonti rinnovabili locali ha portato grandi benefici anche all’economia lituana, con la creazione di nuovi posti di lavoro, la nascita di un’industria nazionale che comincia a esportare le sue attrezzature in tutta Europa, migliorando anche la bilancia commerciale con gli altri partner.

La storia del teleriscaldamento lituano non finisce qui. Attualmente nel Paese sono in corso di realizzazione tre impianti di cogenerazione ad alte prestazioni a Vilnius, a Kaunas e a Klaipėda, che useranno come fonte i rifiuti non riciclabili, convertendoli in elettricità e calore. A Vilnius, in particolare, il progetto prevede la realizzazione di una centrale di cogenerazione alimentata a biocarburante insieme a un’unità di incenerimento dei rifiuti. La centrale con potenza totale di 92 MW sarà in grado di soddisfare circa il 40% della domanda di calore della capitale. Un ulteriore passo verso l’ambizioso obiettivo di generare calore a zero emissioni entro il 2050, ovvero coprire il fabbisogno termico esclusivamente con fonti rinnovabili.


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