Investimenti, ma pochi cantieri: il paradosso del comparto idrico

Da un lato, investimenti per 13 miliardi di euro pianificati nel quadriennio 2016-2019 in soluzioni e tecnologie per la gestione dell’acqua. Dall’altro, i cantieri che stentano a decollare, considerando che di tutti quelli messi a piano nello stesso arco temporale solo il 5% è stato già completato. Fotografa una situazione paradossale il Water Management Report del Politecnico di Milano, che fa un quadro del sistema idrico nazionale, presentato in Senato, da ANIMA, la Federazione della Meccanica Varia di Confindustria che riunisce i produttori del comparto idrico, e dalla Fondazione Univerde.

Report che si sofferma in particolare proprio sulla difficoltà di portare avanti i lavori di efficientamento delle reti, con gravi conseguenze sull’efficienza del servizio. L’Italia, sottolinea lo studio, è infatti il primo Paese Europeo in termini di prelievo di acqua pro-capite, più del 50% in più rispetto agli altri maggiori Paesi del continente. Un prelievo elevato che si traduce in uno spreco elevato, a causa delle elevate dispersioni idriche. Così come il nostro paese è anche tra i fanalini di coda nel campo del trattamento delle acque reflue, situazione per la quale l’Italia è entrata in procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, che ci è costata 25 milioni di euro di multa, oltre ai 30 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’applicazione della direttiva europea 271/1991.

«Il numero di progetti varia molto, circa il 66% del totale sono al Sud – ha spiegato Davide Chiaroni, responsabile Osservatorio Water Management del Politecnico di Milano –. Vi sono Regioni, tra cui Toscana, Lazio e Sicilia, in cui l’avvio dei progetti appare particolarmente difficoltoso. Gli investimenti in valore già sostenuti o in corso ammontano a quasi 800 milioni, solamente il 35% del totale messo a piano».

E a proposito di investimenti, il report sottolinea anche come questi siano bassi rispetto ai partner europei, aggirandosi intorno ai 50 euro per abitante, a fronte di una cifra compresa tra gli 80 e i 100 euro per abitante di Francia, Germania e Regno Unito.

Di certo, per il docente, all’attuazione degli investimenti non giova neanche l’incertezza sul disegno di legge Daga, che punta a riportare la gestione idrica nell’alveo pubblico. «La questione non è se è giusto o sbagliato – ha concluso Chiaroni –. Un trasferimento di competenze potrebbe durare anni, con il rischio di paralizzare gli investimenti da parte dei gestori “in uscita” e di depauperare le competenze tecniche». Punto che vede d’accordo anche gli industriali. «Il punto di partenza è ottenere dati sull’attuale livello di efficienza della rete, con accurati sistemi di misura. L’incertezza è il peggior freno agli investimenti – ha sottolineato Alberto Montanini, vicepresidente di ANIMA –. Noi abbiamo tecnologie e soluzioni all’avanguardia. Vorremmo che la politica indirizzasse incentivi in investimenti tecnologici e risorse finanziarie innovative, come i bond».


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