Investimenti per 2,4 miliardi nel piano di Acea al 2020


Punta sulle reti Acea. Nel settore idrico innanzitutto, con l’intenzione di espandersi ulteriormente nelle quattro regioni in cui è già presente: Lazio, Toscana, Umbria e Campania. Ma anche nelle reti per la distribuzione dell’elettricità, dove maggiori sono le opportunità per il miglioramento dei margini dopo le ultime decisioni dell’Autorità per l’energia in favore degli operatori locali. Infine, la possibilità di sviluppare progetti per le reti di telecomunicazione, in scia all’operazione banda larga appena presentata dal gruppo Enel, con cui sono state annunciate possibili collaborazioni.

Sono i principali punti del nuovo piano industriale presentato della multiutility guidata dal presidente Catia Tomasetti e dall’amministratore delegato Alberto Irace ai grandi investitori. Come biglietto da visita, i risultati del 2015, che hanno visto un margine operativo lordo in crescita del 2% (a 732 milioni di euro) e un utile netto in rialzo del 7,7% (per complessivi 175 milioni di euro), i quali hanno permesso di incrementare a 0,50 euro per azione il dividendo della scorsa stagione (con un rialzo dell’11% sul 2014).

Le reti per la distribuzione e vendita dell’acqua, assieme alle reti elettriche, costituiscono la parte principale del piano industriale al 2020, in cui sono previsti investimenti per 2,4 miliardi di euro, con margini previsti intorno ai 890 milioni di euro, rispetto ai 732 del 2015. La maggior parte degli investimenti, 80% riguarderà l’acqua, dai quali è attesa una redditività di 380 milioni complessivi. Di questi, una piccola parte dovrebbe arrivare da progetti internazionali: nel piano, ci sono 8 milioni che deriveranno da progetti che andranno a svilupparsi in Sud America. Per la precisisione in Honduras, Santo Domingo, Perù e Colombia i paesi in cui Acea sviluppa progetti per la rete idrica locale, in seguito all’acquisizione di alcune aziende avvenuta negli anni passati. Lo sviluppo internazionale della utility controllata dal Comune di Roma (con il 51% delle quote) e partecipata dal gruppo Caltagirone (15,8%) e dal gruppo francese Engie (12,5%) non ha grandi sviluppi.

Vi è poi la possibilità di entrare nel business delle telecomunicazioni. All’orizzonte potrebbero esserci possibili joint venture con Enel: la società guidata da Francesco Starace è il “pivot” attorno al quale il governo vuole realizzare la nuova infrastruttura per i collegamenti internet, con investimenti previsti in 224 città, da cui sono però escluse le grandi metropoli dove Enel non è presente. Ma potrebbe rientrare in collaborazione con le utility locali. Sono interessati sia A2A a Milano, sia Acea a Roma. Lo sviluppo della banda larga, al momento, è ancora tutto da verificare.

Molto più concreto, sempre parlando di innovazione tecnologica, il piano di efficienza e innovazione denominato Acea 2.0 che introduce una serie di nuove tecnologie – che sfruttano le soluzioni tecnologiche del gruppo tedesco Sap – rivolte sia ai clienti, sia alla gestione delle reti e degli impianti, sia del lavoro dei dipendenti. Una trasformazione “digitale” della multiutility, che a fine piano dovrebbe portare benefici per 90 milioni di euro.

 

Didascalia foto 2: Presidente Catia Tomasetti e Amministratore Delegato Alberto Irace;


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