L’acqua della diga del Menta arriva nella rete di Reggio Calabria


Ieri, 22 ottobre 2018, è stata una data storica per Reggio Calabria: nella rete idrica di distribuzione ha cominciato finalmente a scorrere l’acqua della diga del Menta. La città può dunque contare su una riserva di acqua di qualità, che significa fine della carenza idrica e del problema della salinità dell’acqua. A dare l’annuncio che tutto è finalmente pronto sono stati Luigi Incarnato, commissario di Sorical (Società risorse idriche calabresi), il presidente di Regione Calabria, Mario Oliverio, e il primo cittadino di Reggio, Giuseppe Falcomatà.
Un traguardo fondamentale per la città, atteso da tanto tempo. Era infatti il 1969 quando veniva dato il via libera al progetto dell’invaso, ma solo nel 1979 arriva il progetto esecutivo e sono occorsi altri 5 anni per l’inizio dei lavori. L’invaso, situato nel comune di Roccaforte del Greco, nel Parco nazionale dell’Aspromonte, sorge a quota 1431 metri sul livello del mare, a 40 km a nord est della città, e raccoglie l’acqua del Menta, una fiumana di grande portata. La sua realizzazione si è conclusa nel 2005, ma c’erano ancora da realizzare le altre opere dello schema idrico, che comprendono l’opera di presa, una galleria di derivazione, una condotta forzata, la centrale idroelettrica, l’impianto di potabilizzazione e il collegamento tra il potabilizzatore e la diga e la condotta per convogliare l’acqua in città. Lavori che si sono trascinati per altri anni, per via di varie interruzioni legate anche al fallimento di alcune ditte che se ne occupavano, e ripresi 5 anni fa e finalmente conclusi nella primavera di quest’anno, grazie a un ulteriore finanziamento regionale da 25 milioni che ha portato la spesa complessiva a 230 milioni di euro.
In attesa del completamento dell’opera, però, la situazione idrica in città peggiorava. Agli storici problemi di carenza idrica è andata ad aggiungersi la progressiva salinizzazione dei pozzi, unica fonte di approvvigionamento, contaminati dall’acqua del mare, con conseguenti ingenti spese per rendere la risorsa idonea al consumo.
Problemi che scompariranno con la messa in funzione dello schema idrico che garantirà grandi vantaggi anche sul piano dei costi, portando alla dismissione di alcuni pozzi, con benefici anche per le falde del sottosuolo, e del costoso dissalatore.


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