Lario Reti Holding progetta il raddoppio dell’acquedotto Brianteo

15 chilometri di nuove condotte, uso di tecniche di posa all’avanguardia e 9 milioni di investimenti. Sono i principali elementi del progetto di Lario Reti Holding per il raddoppio dell’acquedotto Brianteo. Un importante intervento che riguarda la principale infrastruttura idrica gestita dalla società, che si occupa del servizio nei comuni della provincia di Lecco.
L’infrastruttura prende origine dal potabilizzatore di Valmadrera, che preleva la risorsa a una profondità di circa 40 metri nella baia di Parè e potabilizza fino a 1.000 litri di acqua al secondo. Da lì, l’acquedotto si sviluppa per ben 700 chilometri, 60 dei quali costituiscono la dorsale principale, servendo 66 comuni del territorio di Lecco, Como e Monza. Un’opera dunque fondamentale per garantire l’approvvigionamento idrico all’intera provincia di Lecco, alla quale fornisce oltre la metà dell’intero fabbisogno idrico.

Il potenziamento dell’infrastruttura 

Dopo aver provveduto al revamping e al rinnovo dell’impianto di Valmadrera, la società ha deciso di potenziare anche l’infrastruttura, in due tratte strategiche: tra Valmadrera e Civate e tra Civate e Dolzago. La prima sarà realizzata con un investimento di 3 milioni di euro, mentre la seconda con 6 milioni. Un intervento finalizzato a migliorare la qualità e la sicurezza del servizio. Il potenziamento permetterà infatti di sospendere l’uso di una delle due condotte in caso di interventi di manutenzione, senza interrompere la distribuzione dell’acqua. Inoltre, consentirà di alleggerire il carico sulle condotte esistenti, riducendo il numero e l’intensità delle perdite e aumentando l’efficienza energetica.

La prima tratta tra Civate e Dolzago

Il primo cantiere a partire sarà quello che riguarda il raddoppio dell’acquedotto Brianteo tra Civate e Dolzago, per una lunghezza di circa 10 chilometri. La posa delle condotte è stata suddivisa in tre parti, delle quali la seconda rappresenta la fase più complessa. Questa infatti prevede il passaggio delle tubazioni, delle condotte in acciaio dal diametro di 600 mm, sotto al Lago di Annone. Operazione che verrà effettuata con la tecnica no dig della spingitubo.

L’attenzione all’ambiente 

Insieme all’utilizzo della tecnica senza scavo, tale sezione dell’opera ha richiesto un’attenta programmazione delle attività, in quanto l’area è una riserva naturale. Dalla fine di maggio a novembre, per esempio, non è possibile lavorare perché nella zona vi sono molte specie protette che si riproducono e non possono essere disturbate. Inoltre, prima di procedere con la posa delle condotte si dovrà effettuare anche una verifica archeologica subacquea nel lago, per avere la certezza che nei punti dove saranno effettuati gli scavi non vi siano reperti storici e archeologici di particolare pregio.
La spingitubo, inoltre, verrà utilizzata anche per la posa di alcune porzioni di condotta che, sempre nell’area di Civate, dovranno attraversare degli svincoli della SS36.

La tratta tra Valmadrera e Civate

Quando sarà conclusa la prima tratta dell’opera, si procederà con la seconda, tra Valmadrera e Civate, con la posa di circa 5 chilometri di tubazioni. Anche in questo caso le difficoltà non mancano. Il progetto prevede l’installazione di tubazioni in acciaio dal diametro di 700 mm a una profondità di 2 metri, in zone urbane a elevato traffico. Per cui sarà necessario adottare particolari accorgimenti per incidere il meno possibile sulla viabilità.

 

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