Diffusione fibra ottica in Europa

L’Europa deve investire di più sulla fibra ottica

L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, la centralità delle reti di telecomunicazione in fibra ottica per lo sviluppo delle nostre società. Reti che avranno un ruolo decisivo anche per dare sostanza alla ripresa economica. Basta pensare che, solo in Europa, il 90% del traffico online passa sulle reti fisse. Reti fisse dunque fondamentali per la gigabit society, ma altrettanto anche per lo sviluppo delle soluzioni wifi di nuova generazione e per le nuove reti 5G.

 

Fibra ottica centrale per lo sviluppo europeo: lo studio di Analysys Mason 

A sottolineare la centralità di tali infrastrutture per la vita e l’economia del Vecchio Continente è il nuovo rapporto Full-Fibre access as strategic infrastructure: strengthening public policy for Europe, realizzato dalla società di consulenza Analysys Mason.

Studio che sottolinea anche come le reti in fibra ottica Ftth (Fiber to the home) siano di gran lunga più efficienti, sotto il profilo prestazionale ed energetico, rispetto alle altre infrastrutture in rame o via cavo, giocando quindi un ruolo decisivo per raggiungere i target di sviluppo digitale e di sostenibilità ambientale europei. Una superiorità netta che le reti in fibra mostrano anche in termini di affidabilità e prevedibilità rispetto a ogni altra tecnologia di rete fissa o wireless.

 

Ma l’Europa è in ritardo: come rimettersi in pari con gli obiettivi?

Se, sul piano teorico, sono tutti pronti a riconoscere tale superiorità e la centralità delle reti in fibra, sul piano pratico, ovvero dell’implementazione reale dello sviluppo della fibra, però, la situazione è molto diversa. Il Continente è nel complesso in ritardo rispetto agli obiettivi prefissati, sebbene con notevoli differenze tra le sue varie aree geografiche. Nei Paesi dove le reti sono considerate strategiche, come i Paesi nordici, Svezia, in testa, e in seconda fila Regno Unito e Germania, i risultati sono molto positivi, mentre forte è il ritardo di altre aree. Per favorire lo sviluppo della fibra in modalità Ftth, lo studio propone alcune azioni, come facilitare la condivisione di infrastrutture esistenti, snellire i processi autorizzativi, lo switch-off delle reti in rame e in cavo coassiale, il reperimento di forza lavoro qualificata, l’utilizzo di politiche fiscali e l’adozione di politiche più dirigistiche a favore della tecnologia.

Politiche più dirigistiche che il report reputa indispensabili per richiamare i governi dei Paesi dell’Unione europea al rispetto degli obiettivi di copertura a banda ultralarga. Un cammino fortemente rallentato dalla carenza di investimenti: le stime della Dg DG Connect della Commissione europea hanno quantificato in 65 miliardi all’anno le risorse mancanti per il conseguimento del target.

 

Focus sulla situazione italiana

Per quanto riguarda l’Italia, a fine del 2019 la copertura Fttp ha raggiunto il 27%, a fronte di un’adozione abbastanza modesta e ferma al 17%. Lo studio di Analysys Mason evidenzia, però, il ruolo positivo giocato dalla nascita di Open Fiber nello sviluppo, sebbene ancora lento, della banda ultralarga, favorendo anche lo sviluppo del mercato e portando a una riduzione dei prezzi a vantaggio di consumatori e imprese.

L’ingresso del nuovo operatore ha stimolato anche altre realtà a fare di più e ad accelerare i loro piani. Così Telecom è stata spinta ad aggiornare le sue reti Fttc (Fiber to the cabinet), trasformandole in Fttp (Fiber to the premises), avvicinandole così ai clienti finali. Sempre restando a Telecom, importante è anche la collaborazione con Fastweb Flash Fiber, che ha permesso di condividere le rispettive reti Fttp raggiungendo un totale di 5 milioni di edifici in concorrenza con Open Fiber.

Altro effetto l’ipotesi di fusione di Telecom con Open Fiber, soluzione che porterebbe l’Italia ad avere una sola NetCo. Un’operazione molto politicizzata, sottolinea Analysys Mason, ma che sembrava potesse contare sul sostegno di una parte importante delle forze politiche. L’estate dello scorso anno sono partiti i negoziati formali tra le due società, ma ancora la situazione non è arrivata a nessuna svolta.


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