L’Italia può diventare leader nell’idrogeno. Parola di Marco Alverà

L’Italia può diventare leader nel settore idrogeno, creando una sua filiera ed esportando le proprie tecnologie nel mondo. Ne è convinto Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, che nella sua audizione alla Commissione attività produttive della Camera dei deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al Piano nazionale energia e clima per il 2030, ha sottolineato il potenziale del nostro Paese nel campo dell’idrogeno, elemento chiave del futuro energetico.

Settore nel quale, ha ricordato il manager, «Snam ha aperto la strada nell’aprile scorso iniziando a sperimentare l’immissione di una quota del 5% di idrogeno nella rete di trasporto gas in Campania, mentre a ottobre organizzeremo a Roma un convegno internazionale sul tema».

Nel corso dell’audizione Alverà ha sottolineato come il gestore della rete di trasporto gas punti a consolidare il ruolo di leader nella transizione energetica. «L’idea è mettere nella nostra rete gas nuovo, gas prodotto da rifiuti, fatto dall’idrogeno, che si può già mischiare con il metano».

Tornando all’idrogeno, l’amministratore delegato ha anticipato che Snam intende proseguire il percorso avviato e che il prossimo passo sarà «aumentare gradualmente la percentuale di idrogeno immesso in rete». Ma non solo. L’idrogeno immesso nella rete del metano a Contursi Terme, in provincia di Salerno, «era prodotto in modo chimico, lo step successivo è produrlo da fonti eoliche o fotovoltaiche – ha aggiunto. Un progetto molto ambizioso che stiamo promuovendo a livello europeo».

Quanto alle potenzialità della Penisola nel comparto, il numero uno di Snam è molto ottimista. La gara all’idrogeno «sta partendo in questo momento per tutti i Paesi, non ce n’è uno che stia davanti, a parte il Giappone che storicamente ha investito di più – ha spiegato. Ma con l’eccezione di quest’ultimo, l’Italia può giocarsela, in quanto abbiamo eccellenze e tecnologie, dobbiamo creare filiere, fare ricerca ed essere noi a esportare tecnologie, evitando l’errore fatto nel primo giro di rinnovabili, con tutto il know how che è andato in Cina».


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