Mesenzana riscopre e rimette in funzione l’acquedotto “sepolto”

Anche i piccoli comuni possono essere modello di buone pratiche, recuperando e rivalutando infrastrutture esistenti e dimenticate che però possono essere nuovamente sfruttate per potenziare l’acquedotto e assicurarsi maggiori volumi di acqua potabile. Un caso esemplare sotto questo punto di vista è quanto accade a Mesenzana, piccolo comune di circa 1500 anime in provincia di Varese, dove l’amministrazione comunale ha dato il via al recupero del bacino idrico di località Piatta.

Si tratta di una struttura oggi interamente sotterrata, e la più vecchia tra quelle del sistema idrico comunale, in disuso da decenni, almeno dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Un approfondito studio geologico ha però appurato che il bacino e la rete di sorgenti a questo connesse rappresentano una buona risorsa idrica che può integrare l’attuale disponibilità offerta dalle altre reti. Una risorsa, inoltre anche facile da sfruttare e a costo zero in quanto del tipo “a caduta”.

Da qui l’idea di recuperare il vecchio acquedotto sotterraneo, di circa 90 metri cubi che produce un gettito d’acqua intorno ai tre quarti di litri al secondo. Oltre alla riqualificazione del bacino e delle camerette di presa, sarà dunque effettuata anche la sostituzione totale delle tubature per portare l’acqua in centrale. A questi lavori si aggiunge la riconversione della strada di accesso alla vasca d’accumulo e dell’alveo del fiume che servirà da “troppopieno” del bacino stesso. Un’opera dal costo di circa 90.000 euro, coperto per 70.000 euro da fondi del Consorzio Bim Ticino inseriti in un bando di Comunità Montana Valli del Verbano, che una volta completata potenzierà l’acquedotto e tutelerà il paese dal rischio idrogeologico.


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