Nicola Costantino si dimette


Un litigio con i nuovi consiglieri nominati dalla Regione ha indotto Nicola Costantino a dimettersi dalla guida dell’Acquedotto Pugliese, meno di un mese dopo che Michele Emiliano lo aveva confermato nel ruolo di Presidente.

All’ex rettore del Politecnico di Bari è stata contestata una delibera, assunta quando non era già più amministratore unico, con cui ha varato l’aumento della tariffa idrica per il 2016: un incremento del 6% che gli altri componenti del consiglio hanno ritenuto inopportuno. AQP è ora affidata provvisoriamente a Lorenzo De Santis, costruttore barese, che prima di un diverbio tra Costantino e l’altro consigliere, la romana Francesca Pace, era stato nominato vicepresidente.

La Regione ha già convocato per la giornata di oggi, 25 gennaio, l’assemblea dei soci che dovrebbe scegliere il nuovo numero uno della più grande azienda pubblica del Mezzogiorno. Si cerca un tecnico di grande spessore ad esempio di Roberto Sabatelli, commissario delegato per la galleria Pavoncelli bis.

La rottura è arrivata dopo una settimana ad alta tensione, con un braccio di ferro tra Costantino e gli altri due consiglieri per i poteri gestionali. La Regione ha chiesto un rinnovamento dell’organizzazione aziendale, a partire dagli appalti, dopo il caso delle gare per lo smaltimento dei fanghi.

Il Presidente ha conservato tutte le deleghe, che quando era amministratore unico erano affidate al direttore generale Nicola Di Donna. De Santis e Pace hanno bloccato il tentativo di nominare Di Donna segretario del cda, così come indicato da Costantino come nuovo componente dell’Organismo di vigilanza. Pace ha poi incalzato il presidente sulle tre delibere da lui firmate dopo la costituzione del cda, tra cui appunto quella che fissava al 6% (il massimo consentito dalla legge) l’incremento delle bollette. Una scelta considerata un blitz, sia per la tempistica (c’è tempo fino al 25 aprile) sia per il fatto che a quel punto Costantino non era più amministratore unico: una circostanza rilevata anche dal magistrato della Corte dei Conti, Carlo Greco, che ha partecipato telefonicamente alla riunione.

Costantino lascia dunque AQP dopo circa due anni.

Arrivato per sostituire Ninni Maselli, dimissionario a seguito del caos-depuratori afferma: “La mia scelta è motivata dalla consapevolezza che le nuove scelte strategiche che si profilano necessitano di un sistema di governance pienamente rinnovato”. È probabile che l’assetto organizzativo di Acquedotto venga profondamente rivisto, a partire dai ruoli dirigenziali apicali: sul punto De Santis dovrà confrontarsi con la Regione. Per la tariffa dell’acqua: bisognerà stabilire se, a fronte di un nuovo piano industriale, è possibile contenere gli aumenti a scapito degli utili di bilancio.

Anche in questo caso meriterà valutazioni politiche e tecniche, essendo in ballo un problema delicatissimo come il sostegno agli investimenti a pochi anni dalla scadenza della concessione di gestione.

 

LE REAZIONI DELLA POLITICA

Le dimissioni di Nicola Costantino dalla guida di Acquedotto pugliese “rappresentano un fatto grave” e, per questo, “chiediamo alla Regione e al Presidente Emiliano di chiarire cosa sta accadendo nella più importante azienda pubblica pugliese”. Lo afferma in una dichiarazione il segretario pugliese di Sel, Nico Bavaro, che teme che “possa ripresentarsi il rischio delle lottizzazioni delle aziende pubbliche, un vecchio vizio che con molta fatica era stato sconfitto nell’Aqp”.

La gestione dell’Acquedotto pubblico pugliese – conclude – deve essere chiara e pubblica, così come le intenzioni del governo regionale a riguardo. La vicenda di Costantino, al contrario, intorbidisce le acque”.

Se anche personalità di grande spessore scientifico, come il prof. Nicola Costantino, già rettore del Politecnico di Bari, viene dato dalla sera alla mattina il benservito da amministratore dell’Acquedotto Pugliese, solo perchè quella è l’ennesima poltrona che il presidente Emiliano deve occupare per avere il controllo totale ed esclusivo di tutta la governance pugliese, vuol dire che la lezione di Berlinguer (che denunciava la sistematica occupazione dei posti di potere) non solo è stata dimenticata, ma viene rinnegata”. Lo afferma il Presidente del gruppo regionale dei Conservatori e Riformisti, Ignazio Zullo, intervenendo sulle dimissioni del presidente di Aqp.

Zullo parla di una “guerra politica fratricida fra Emiliano e i vendoliani pugliesi, per cui il primo ha come unica ‘mission’ quella di fare fuori i secondi da tutti gli incarichi fin qui rivestiti”.

Nei giorni scorsi – conclude Zullo – abbiamo letto che il senatore-vendoliano Dario Stefano, che oggi tanto si indigna, è stato a colloquio per ben due ore con il presidente Emiliano, probabilmente hanno parlato di tutto tranne che quale programma attuare, visto che governano insieme la Puglia”.

 


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