Non c’è più il futuro di una volta

 
Stefano Bellavista, Amministratore unico – Unica Reti SpA

 

Il 23 maggio 2020 è ricorso il “ventesimo” del Decreto Letta (D.L. 164/2000), emanato in attuazione della Direttiva europea 98/30/CE, per l’avvio del processo di liberalizzazione anche della materia gas naturale, nel rispetto dei principi comunitari sanciti col Trattato di Maastricht del 1992.

Con il titolo prendiamo allora a prestito la citazione di Paul Valery, poeta e saggista francese, quale incipit per invitare gli attori del settore energia e gas naturale (pubblici e privati) a riflettere sugli obiettivi contenuti nel “Letta”; sui 20 anni trascorsi (invano?) fra discussioni, adattamenti, correttivi; sugli obiettivi climatici e le scadenze di sistema del 2030 e 2050; sull’urgenza di favorire uno scenario per il dopo coronavirus che, nel brevissimo tempo, possa creare le condizioni per fare ripartire gli investimenti anche in infrastrutture nel settore gas naturale, anche in deroga parziale al DM 226/11 (strumento legislativo attualmente vincolante ma effettivamente inutilizzabile).

Date le gravi condizioni di crisi determinatesi, di cui ancora non possiamo conoscere l’effettiva portata che avranno sul Paese, pensare oggi al tempo e coniugarlo al futuro, rappresenta una sfida e una necessità urgente. Per dirla con le parole di un altro pensatore, Marc Augè (Che fine ha fatto il futuro?), “si tratta di ritrovare insieme al senso del tempo anche una coerenza storica che consenta di edificare una contemporaneità reale”. Politica, burocrazia, imprese, divengono quindi soggetti consonanti, nella buona e nella cattiva sorte.

Siamo dunque tutti invitati a ripudiare l’inerzia e lo stallo che hanno avvolto in questi anni l’attuazione del processo di indizione delle gare gas, attivando intanto, subito, i correttivi normativi formulati sin dal 3 maggio 2017 dal MISE (nota n. 0010435, in risposta alla diffida di Unica Reti), secondo cui “si era individuato una soluzione che consentiva di mantenere l’equilibrio economico tra enti locali/società patrimoniali e i gestori tentando di evitare ricadute negative sul servizio offerto”.

Sappiamo che l’insieme di quella proposta, poi avanzata dal MISE anche in Cabina di Regia (e respinta), rappresenta ancora oggi una sintesi equa fra le aspettative di gestori ed Enti Locali sul riconoscimento del valore delle reti, una delle cause dell’inerzia nella pubblicazione dei bandi da parte degli enti locali.

Nel frattempo si sono formate (non solo dal fronte enti locali) nuove e opportune proposte di riconoscimento a VIR anche per le reti di proprietà degli EE.LL. che allo stato attuale sarebbero valorizzate alla RAB in caso di cessione, creando un’incomprensibile disparità di trattamento fra proprietà pubblica e privata dello stesso bene.

Prendendo a riferimento i contenuti dello studio recentemente realizzato da REF-E per AssoGas, ad esempio la valorizzazione a VIR invece che a RAB dei beni di proprietà degli enti locali, andrebbe a generare sui costi di distribuzione un aumento di peso tariffario minimo, nell’ordine dell’1%. Anche l’adozione di questa misura rappresenterebbe un incentivo per gli enti locali per avviare le procedure di gara gas.

Dall’altra parte sarebbe puramente illusorio pensare che attuando questi correttivi normativi, da parte degli enti locali si sblocchi uno stallo rispetto all’indizione delle gare gas che perdura dal 2012, data di entrata in vigore del DM 226/11 (Decreto criteri).

Infatti il Cruscotto ARERA che attesta l’attività “gara gas” degli ATEM, aggiornato al 13 gennaio 2020, indica ad oggi solo 19 procedure di gara attivate, su circa 170 procedure previste. Poco conta per il sistema Enti Locali evocare il dato indicativo di circa 60 Stazioni Appaltanti che hanno intanto avviato la redazione dei documenti di gara e di circa 120 ATEM che hanno sottoscritto le convenzioni per le procedure di redazione della documentazione di gara gas.

Il sistema degli enti locali è portatore di forti responsabilità rispetto all’asimmetria a discapito dei Comuni e delle Società Patrimoniali che si è determinata attraverso il processo di costruzione e approvazione del DM 226/11 in Conferenza unificata. Il 226 è infatti il risultato di un lavoro collegiale svolto fra rappresentanti del sistema dei gestori, enti locali (rappresentati da ANCI), Autorità e Governo (MISE e Ministero Affari Regionali). Ciò che ancora oggi come enti locali invochiamo come necessarie modifiche al dispositivo normativo, erano già contenute nel 226/11 condiviso e approvato dalle parti.

Vale la pena ricordare che fu Unica Reti nel 2014, in solitario isolamento, a muovere le prime forti critiche a MISE e Autorità in relazione al mancato riconoscimento della Q.A. sui beni di proprietà dei Comuni e delle società patrimoniali. In seguito alla nostra azione maturò una consapevolezza diffusa fra gli ATEM attivi, e il MISE si trovò a richiedere formalmente all’Autorità la modifica del Contratto di servizio tipo; l’Autorità procedette con la modifica con la Del. 571/2014 del novembre ’14. Poi, incredibilmente, il MISE non ratificò quanto esso stesso aveva richiesto all’Autorità. Ma questo dell’oblio è un tema ancora irrisolto.

Ricordiamo anche l’assurdo accordo, condiviso anche da ANCI, che con il DM 106/2015 modificava i criteri di offerta “gara gas”, avallando il teorico e ipotetico aumento dal fino 5 al fino 10% dell’offerta in gara agli enti concedenti, rinunciando colpevolmente al riconoscimento della Q.A., agli EE.LL., somma ben più consistente dell’Offerta “art. 8 c. 4” (Quale valutazione di opportunità fu prodotta in quell’occasione dai vertici ANCI? Qualcuno si preoccupò di calcolare gli impatti? Di chiedere pareri funzionali ad esaminare l’intero processo normativo?)

Da parte del sistema dei Comuni italiani c’è dunque ancora un enorme lavoro di costruzione di quella che potremmo definire “una cartografia del sapere” sui temi della distribuzione del gas naturale, questo per colmare l’asimmetria conoscitiva che si sconta nei confronti del qualificato sistema dei gestori.

In questo senso l’azione intrapresa da alcuni anni da Uniatem, associazione no profit sorta fra operosi ATEM di gara gas, sarebbe di enorme e qualificato supporto sia ad ANCI sia alla Cabina di Regia istituita al MISE. In Uniatem operano infatti qualificate professionalità tecniche e giuridico-amministrative di “matrice pubblica”, insomma dipendenti delle P.A. senza se e senza ma, in grado di esprimere valutazioni di metodo e di merito sull’intera procedura in discussione.

Pare allora privo di senso il diniego espresso (anche da ANCI, 8 maggio 2019) alle ripetute richieste di partecipazione ai lavori della Cabina di Regia da parte di Uniatem, quale expertise tecnica a supporto intra-istituzionale alla discussione in corso sulle possibili modifiche normative al DM gara gas.

L’intero sistema della distribuzione “gas naturale” si troverà a dovere affrontare anche i riflessi che sorgeranno in attuazione delle politiche di “total phase out” dai combustibili fossili al 2050, e decarbonizzazione al 50% già dal prossimo 2030. Il gas naturale dovrà svolgere un ruolo strategico per tutta la fase di transizione energetica, prima di tutto come supporto alla generazione elettrica.

L’integrazione tra settore elettrico e settore gas, come vettori dello stesso sistema, rappresenta uno dei principali obiettivi di energy policy atteso dalla Commissione Europea.

Restando sempre in ambito comunitario, occorre considerare anche l’evoluzione del “Power to Gas”. L’Unione Europea ha stanziato fondi per sperimentazioni pilota attraverso i quali valutare nuove tecnologie: quella più praticabile prevede l’utilizzo di energia elettrica in sovra produzione rispetto alla domanda, e l’acqua, per la produzione di idrogeno, che può essere iniettato all’interno della rete del gas naturale.

Sono necessari nuovi investimenti straordinari in infrastrutture. Attraverso le cosidette “gare gas”, sono stati stimati investimenti sui circa 290.000 km di reti e sugli impianti, per circa 2.000.000.000 di €uro. Si tratta di interventi per le manutenzioni, i potenziamenti, le connessioni per nuovi combustibili, l’innovazione infrastrutturale e tecnologica. Solo nel nostro ATEM di Forlì-Cesena stimiamo investimenti prodotti dalla gara gas superiori ai 50.000.000 €uro.

Scrive il Prof. Carlo Cottarelli: “Siamo oggi in presenza di una grave crisi sanitaria, ma alla porta c’è un’altra crisi di cui non conosciamo ancora l’entità: la crisi economica. Confindustria stima per il 2020 un calo del Pil del 6%. Non possiamo ancora sapere quante saranno le imprese che non riusciranno a mantenere attiva la produzione. Dunque quando ripartirà l’attività produttiva bisognerà sostenere la domanda di mercato. Per far ripartire la domanda ci vuole un pacchetto di investimenti pubblici: un programma per fare ripartire la spesa diretta a partire dalle infrastrutture, di cui abbiamo bisogno. Oltre a questo, è fondamentale snellire la burocrazia per ripartire velocemente”.

Ammonisce invece Mario Draghi (Financial Times): “Di fronte a circostanze impreviste, un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come la sarebbe in tempo di guerra. Il costo dell’esitazione può essere irreversibile…La velocità del deterioramento dei bilanci privati, deve essere affrontata con altrettanta rapidità nel dispiegare i bilanci dei governi, nel mobilitare le banche e nel sostenersi a vicenda nel perseguimento di quella che è evidentemente una causa comune”.

A fronte di tutto ciò, della grave emergenza economica che si prospetta avanti a noi, è necessario riflettere se l’impianto complessivo del 226/11, così obsoleto, possa oggi essere praticato. Così come impostato sarebbe come mettere piombo sulle ali di un indispensabile piano di investimenti.

Con la stratificazione normativa che si è accumulata in anni di discussioni, con il superamento di fatto di alcuni dei contenuti che nel bando determinavano l’introduzione di elementi di innovazione tecnologica (ad esempio nel frattempo gli smart meters sono praticamente stati installati ovunque), con la consapevolezza palese che il Piano di sviluppo delle reti e degli impianti non potrà essere seriamente redatto prendendo a riferimento i 12 anni di concessione (per non parlare della follia dei 25 anni recentemente ipotizzati).

Considerando questo e altro ancora sarebbe forse il caso di fissare una moratoria sulle gare gas per un paio di anni e nel frattempo apportare i correttivi che da più parti vengono suggeriti, imponendo l’avvio anche a quegli ATEM che sostanzialmente non hanno ancora avviato la fase propedeutica alla procedura di gara, mutuando le conoscenze formatesi in questi anni di lavoro.

Infine, non spetterebbe a noi proporlo, ma in quegli ATEM in cui la presenza dell’incumbent è molto significativa, favoriti magari da un accordo fra gli operatori presenti, andrebbero individuati subito strumenti straordinari per attuare un “piano di sviluppo e di investimento sulle reti di distribuzione del gas naturale”, connesso a interventi sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici e l’innovazione tecnologica delle città in ottica smart.

La situazione straordinaria richiede interventi pubblici straordinari, a maggior ragione anche in questo nostro settore che notoriamente non pesa sulla fiscalità generale, genera innovazione, produce continuamente nuovi posti di lavoro. Se possibile ne tenga conto la politica, ne tengano conto coloro che operano intorno al “pacchetto rilancio dell’economia”.

Clicca qui per scaricare il PDF dell’articolo pubblicato sulla rivista Servizi a Rete marzo-aprile 2020.


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