Open Fiber: netta accelerata per la fibra nelle aree bianche

Procede a ritmo accelerato la realizzazione della rete in fibra ottica nelle aree bianche. Si tratta dele aree del Paese dove gli operatori privati non hanno mostrato interesse nell’investire nella costruzione dell’infrastruttura a banda ultralarga. A dirlo il report di aggiornamento di Open Fiber, che in quelle zone sta operando grazie alla concessione di Infratel, la società in house del Ministero dello Sviluppo Economico.

Un progetto molto ambizioso che prevede:

  1. la posa di oltre 88.000 km di rete
  2. il rilascio di più di 100.000 autorizzazioni in 6.232 comuni

per raggiungere con l’infrastruttura FTTH (Fiber To The Home) circa 6,4 milioni di unità immobiliari.

 

Realizzato oltre il 60% dell’infrastruttura prevista dal piano

Al 31 ottobre 2022, si legge nel report, sono stati realizzati oltre 53.000 km di rete, ovvero il 60% del totale previsto dal piano. Nei soli primi 10 mesi dell’anno sono stati costruiti circa 15.500 km di infrastruttura, che si prevede saliranno a circa 20.000 entro fine anno. In questo modo nel solo anno in corso i chilometri di rete posati saranno più del 50% dei 37.000 costruiti nei quattro anni che vanno dall’inizio delle attività nel 2017 a fine 2021.

Per quanto riguarda il numero dei comuni, quelli già coperti dall’infrastruttura sono 3.770, pari a circa il 60% del totale. A questi comuni corrispondono circa 3,47 milioni di unità immobiliari (+43% rispetto alla fine del 2021). Inoltre, dalla fine del 2021 sono stati completati 1.160 nuovi comuni per circa 1,05 milioni di nuove unità immobiliari.

Infine è stata aperta la vendibilità di 2,64 milioni di unità immobiliari. Un dato in crescita del 44% rispetto alla fine del 2021. Tali unità immobiliari vengono cioè inserite nei database di vendibilità riservati agli operatori partner di Open Fiber, che possono così attivare i vari servizi su richiesta degli utenti finali.

 

Burocrazia e mancanza di manodopera rallentano la corsa

Una decisa accelerata, insomma, che punta a recuperare i ritardi nella creazione dell’infrastruttura il cui completamento era in origine fissato al 2020. «Abbiamo ereditato un ritardo strutturale ma, guardando i numeri, è evidente che abbiamo cambiato passo e stiamo accelerando – ha commentato in proposito Mario Rossetti, amministratore delegato del gruppo -. Ci sono stati doversi fattori che hanno ritardato i programmi sin dall’inizio. A partire dalla burocrazia, altri si sono acuiti nell’ultimo anno, come la mancanza di manodopera specializzata nei cantieri».

Per quanto riguarda i fattori di ritardo, a livello di burocrazia il principale problema è stato rappresentato dai ritardi da parte nei comuni nel rilascio dei permessi per la posa della rete. Mentre sul fronte manodopera, sono circa 3000 le persone attualmente impegnate sui cantieri, ma per la società, considerando anche i lavori nelle aree grigie e nere, per completare i piani ne serviranno circa 4.000-5.000.

 


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