Per la prima volta al Mondo relining UV-C.I.P.P. con diametro 2 metri

L’Italia sconta un certo ritardo, rispetto agli altri partner europei nell’utilizzo delle tecniche no-dig. Eppure, proprio nel nostro Paese, ed esattamente a Campegine, in provincia di Reggio Emilia, è stato realizzato un intervento che segna una nuova pietra miliare nella storia di queste tecnologie.
 

Un unicum internazionale

La riabilitazione idraulica e strutturale della condotta irrigua a sezione circolare DN 2000 con la tecnica UV-C.I.P.P. è un unicum a livello internazionale che apre nuove prospettive per il recupero di tubazioni di diametro così grande.

Un successo frutto della grande professionalità delle realtà che hanno concepito e realizzato l’intervento, capaci di fare gioco di squadra e mettere a fattor comune le rispettive competenze e know how per arrivare allo straordinario risultato.

Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, committente dell’opera, ne ha curato lo sviluppo progettuale accettando la sfida di modificare in corso d’opera alcune attività ed accettando i suggerimenti dei vari specialisti che si sono cimentati nell’impresa.
 

Criticità del progetto

Infatti, nel progetto iniziale era stato previsto l’inserimento di relining con la tecnica thermal C.I.P.P. (Cured In Place Pipe) che tuttavia presentava sin dall’inizio alcune criticità:

  • Impatto di cantiere più massiccio e grandi quantità di acqua da utilizzarsi per il riscaldamento a 80° dell’acqua necessaria alla polimerizzazione della resina
  • Limiti operativi legati alla temperatura in quanto la resina del thermal C.I.P.P. è ovviamente sensibile alla temperatura e molto meno stabile

Si è proposto quindi l’utilizzo di un liner diverso pre-impregnato di vetroresina. Una volta infilato nella condotta, viene gonfiato con aria in pressione per farlo aderire alle pareti interne della condotta esistente e poi polimerizzata con i raggi UV. Questa soluzione avrebbe evitato tutte le criticità del progetto precedente ed inoltre avrebbe abbattuto i tempi di esecuzione.

Tuttavia, si scontrava con una notevole criticità: la mancanza sul mercato di un liner di così grandi dimensioni.
 

Il primo liner in vetroresina con diametro 2 metri

È stata quindi coinvolta l’azienda produttrice del composito flessibile, la Impreg tedesca che, conquistata dalla bontà del progetto, ha accettato di modificare le proprie strutture produttive per realizzare il primo liner in vetroresina, GL 16, con DN 2000.

 


Per il trasporto del liner di oltre 28 tonnellate dalla Germania fino al cantiere, è stato studiato un percorso ad hoc. Non meno articolate sono state le operazioni preliminari sulla condotta per agevolarne l’installazione al suo interno. Le squadre hanno infatti provveduto a riabilitare la tubazione eliminando dalle pareti interne ogni scabrosità per evitare che il liner, dal peso di ben 170 kg al metro lineare, venisse danneggiato nella delicata fase di inserimento.

Una volta inserito il liner, in sole 4 ore, grazie ad un potente sistema di lampade UV da 36.000 W la cui velocità di percorso veniva comandata esternamente da un computer, l’esecuzione è stata completata.

Grazie alla capacità degli attori in campo di guardare oltre l’esistente, superando anche i limiti delle soluzioni già disponibili, per osare un’opera mai realizzata prima, sono bastati pochi giorni di lavoro per ripristinare la piena funzionalità della condotta, con un impatto ambientale e sociale praticamente nullo.
 

Per saperne di più

L’intervento da record ha interessato un tratto di 164 m di una condotta irrigua del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, realizzata in calcestruzzo negli anni Settanta, che per via del grave stato di ammaloramento presentava infiltrazioni di acqua di falda e alcuni cedimenti strutturali. Vista la dimensione imponente e la sua posizione, la tubazione scorre al di sotto di giardini privati e di villette a schiera, i progettisti del Consorzio avevano escluso fin dall’inizio una tradizionale sostituzione con scavo.

 


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