PerFORM WATER 2030, il futuro della ricerca sul trattamento delle acque in Italia

PerFORM WATER 2030 è la prima piattaforma di ricerca e sperimentazione in Italia nata per guardare al futuro del sistema idrico integrato. Il progetto di ricerca ha preso il via nel gennaio 2018, e ha nel networking e nell’approccio multidisciplinare il suo punto di forza, coinvolge otto aziende, due università e un istituto di ricerca, per un investimento di circa 9 milioni di euro. Sostenuto da Regione Lombardia per il suo alto livello di innovazione, PerFORM WATER 2030, la cui definizione ufficiale è Platform for Integrated Operation Research and Management of Public Water towards 2030, nasce su iniziativa di Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città Metropolitana di Milano, e dalla sua vocazione alle attività di ricerca e sviluppo nel settore.

In un contesto di contaminazione di idee, progetti e conoscenze specifiche, Gruppo CAP ha dato vita a sinergie industriali di prim’ordine coinvolgendo 7 aziende, tra cui GeneGIS GI (sistemi informativi per l’ambiente), Hydep (acquaponica e recupero di idrogeno), MMI (modellistica e monitoraggio idrologico), Passavant Impianti (impianti trattamento acque), SEAM Engineering (realizzazione impianti in campo ambientale), SIAD (gruppo nel settore chimico), VEOLIA (trattamento delle acque municipali e industriali), VOMM (impianti per il trattamento e valorizzazione energetica dei fanghi). Il coordinamento scientifico invece è affidato al Politecnico di Milano, all’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR) e all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Attivato nell’ambito del POR (Programma Operativo Regionale) FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2014-2020 e della Call d’innovazione “Accordi per la Ricerca e l’Innovazione” di Regione Lombardia, PerFORM WATER 2030 vanta un investimento del valore di 8.765.949 milioni di euro.

 “PerFORM WATER 2030 nasce con l’intento di impiegare impianti di depurazione per creare una piattaforma diffusa, dove poter sperimentare direttamente nuove tecnologie legate al trattamento delle acque di scarico in ambito urbano, commenta Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. Si tratta di ripensare il modo in cui da sempre ci approcciamo alle acque reflue provenienti dalle abitazioni di ogni cittadino. All’interno dei nostri impianti sperimentiamo tecnologie innovative per migliorare il trattamento dell’acqua e affrontare temi sempre più importanti, come quello dell’economia circolare per preservare l’oro blu e assicurare il futuro del sistema idrico del nostro Paese”.

Gli impianti di depurazione di San Giuliano Est, San Giuliano Ovest e di Bresso Niguarda sono oggi veri e propri living lab, laboratori che ospitano la sperimentazione di processi e tecnologie pilota in materia di acque reflue e recupero di energia, in un contesto di open innovation dove la regola è il confronto costante tra tutte le realtà coinvolte. San Giuliano Est attualmente ha al suo interno un impianto pilota di VEOLIA per la validazione di un innovativo stadio di trattamento per l’eliminazione di microinquinanti emergenti, sostanze derivate da farmaci e prodotti per la cura personale dalle acque reflue. Nella sede dell’impianto di San Giuliano Ovest sono in corso le sperimentazioni di SIAD mirate non solo all’ottimizzazione di un processo di trattamento delle acque reflue per l’abbattimento di microinquinanti, ma anche allo studio delle emissioni di aerosol e gas serra, fino all’ottimizzazione della produzione di biogas e alla riduzione dei fanghi prodotti. Inoltre, SEAM Engineering ha progettato, realizzato e installato impianti pilota di co-digestione anaerobica e purificazione del biogas a biometano, mentre HYDEP sperimenterà l’acquaponica (allevamento di pesci e coltivazione di piante alimentari) in combinazione con l’elettrolisi dell’acqua.

Già “case” di successo a livello nazionale, l’impianto di Bresso-Niguarda, a nord di Milano, è diventato il polo per le sperimentazioni con l’Università di Milano Bicocca, dove da marzo 2017 Gruppo CAP ha messo in campo la produzione di biometano estratto dai reflui fognari. Qui sono in atto ricerche sul potenziale delle microalghe nei trattamenti di depurazione delle acque e sulla produzione di biometano con altre tecnologie sperimentali, a dimostrazione di come tutto possa essere riutilizzato con una logica sostenibile e attenta all’ambiente. Lo scenario futuro vedrà l’implementazione di impianti sperimentali per il trattamento termico dei fanghi prodotti dai depuratori e lo studio del recupero del fosforo, in collaborazione con VOMM a San Giuliano OVEST, cui si aggiunge con PASSAVANT a Peschiera Borromeo l’applicazione del processo a biomassa granulare “Anammox” per la rimozione avanzata dell’azoto dai reflui fognari. Con MMI la ricerca si è focalizzata invece sui monitoraggi dei volumi di acqua scaricati in fognatura attraverso l’utilizzo di strumenti smart. “Abbiamo dato vita, conclude Russo, a una palestra diffusa capace di aggregare un network di competenze, le migliori, per rispondere alle sfide del futuro”.


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