Smat Torino: 21 milioni per razionalizzare il sistema fognario del Canavese

I cumuli di terra che si vedono a lato dell’autostrada, tra San Bernardo di Ivrea e il viadotto Ativa, sull’A5, altro non sono che il prodotto degli scavi in cui saranno posati i collegamenti delle fognature che dai singoli paesi andranno a confluire nel maxi collettore di Ivrea, collettore in corso d’opera che andrà a sua volta ad appoggiarsi al depuratore di Ivrea ovest, anche questo in fase di realizzazione. Smat Torino ci sta lavorando dalla scorsa estate, con la previsione di mettere il tutto a regime nel 2019. Dietro c’è un investimento di 21 milioni di euro a carico dell’Autorità territoriale d’ambito che gestisce il sistema idrico integrato, per un unico grande impianto di cui si parla da vent’anni.

Il nuovo depuratore metterà fina a tutta una serie di problemi. In corso d’opera ci sono venti chilometri di condutture che consentiranno di unire al futuro depuratore di Ivrea sia le fognature dei singoli Comuni, oggi autonome, sia gli scarichi che vanno a finire direttamente nella Dora Baltea. Sono previste tre stazioni di pompaggio a Pavone, Banchette e Romano, e un’unica rete per nove Comuni situati sulla sponda destra della Dora (Colleretto Giacosa, Fiorano, Lessolo, Loranzè, Parella, Quagliuzzo, Salerano, Samone e Strambinello). Il bacino d’utenza del nuovo depuratore arriva a 45.000 abitanti, i Comuni serviti 13 con Ivrea.

«Ci metteremo tre anni per vedere l’impianto partire – ha spiegato l’amministratore delegato di Smat, Paolo Romano –. Abbiamo calcolato 900 giorni assorbiti solo dall’iter burocratico». Quanto ai benefici, Romano parla di «un impianto di depurazione dalle migliori prestazioni dal punto di vista ambientale che andrà a rendere omogenea una zona in cui in tanti paesi si sono sollevate varie proteste per la tassa di depurazione in presenza di vasche Imhoff, vasche che noi riteniamo depuratori e le associazioni di consumatori no”.

Poi c’è la questione degli scarichi diretti in Dora. Solo su Ivrea Smat ha calcolato che 8.000 abitanti, dunque uno su tre, non siano collegati ad alcun impianto di depurazione. Da qui si capisce la portata dell’intervento in termini di miglioramento ambientale.


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