Sub in azione per rafforzare il collettore del lago di Garda

Un intervento tanto spettacolare quanto indispensabile. È quello che sta portando avanti Acque Bresciane sul collettore fognario sublacuale del lago di Garda. Intervento di manutenzione e rafforzamento del tratto di doppia condotta del collettore che da Toscolano Maderno arriva a Torri del Benaco che viene eseguito da squadre di sommozzatori specializzati. Un’opera indispensabile per evitare rotture e danni alle tubazioni, posate oltre 40 anni fa, che l’azienda ha finanziato con un investimento di 1,8 milioni di euro, in attesa della realizzazione del nuovo collettore.  

Un’opera che ha tratti di unicità: si tratta infatti del primo intervento al mondo dove i sommozzatori in saturazione iperbarica, otto in totale suddivisi in due squadre (una si occupa del lato bresciano, l’altra di quello veronese), lavorano a una profondità di 186 metri all’interno di un bacino chiuso, come appunto il lago di Garda. Profondità maggiori, addirittura 300 metri, per questo tipo di lavori sono state raggiunte in mare, dove però è più facile operare in quanto esistono già delle piattaforme predisposte a questo scopo. Diverso il caso in oggetto per il quale si è dovuto prima procedere con la costruzione di un pontone ad hoc, realizzato sulla riva di Toscolano Maderno, con tutte le attrezzature necessarie.

A rendere indispensabili i lavori, che interessano una porzione del collettore dell’estensione di 7 chilometri, lo stato delle condotte in acciaio, che per diversi tratti presentano un notevole assottigliamento, dovuto alla biocorrosione, ovvero all’azione corrosiva esercitata dalle incrostazioni generate da batteri.

L’esecuzione dell’opera è stata affidata alla ditta Drafinsub di Genova, che nel 2017 si occupò di un intervento simile nel lago di Mosul, nel Kurdistan iracheno, per rimettere in funzione i boccaporti della diga bombardati durante il conflitto con i miliziani dell’Isis.

Per l’intera durata dell’intervento, i tecnici sommozzatori vivono all’interno della camera iperbarica, collocata sul pontone, allestita come un monolocale, senza poter avere contatti, se non per mezzo di telecamere e interfoni, con l’esterno. I sommozzatori entrano in coppia in una campana iperbarica che si collega allo spazio dove vivono e che viene calata sul fondale del lago mediante una gru. La campana è collegata alla piattaforma di appoggio con un cavo, nel quale corrono tre tubi: uno per l’alimentazione di Heliox (composto di elio e ossigeno), non rendendo così necessarie le bombole, uno per la comunicazione e uno per il trasporto di acqua calda messa in circolo tra gli strati della tuta dei sub per mantenere alta la loro temperatura corporea. I due sub si alternano nell’intervento sul collettore per coprire un turno di otto ore: mentre uno rimane all’interno della campana iperbarica, l’altro lavora coadiuvato dagli operatori sul pontone con i quali è in costante contatto. Al termine del turno tornano in superficie per essere sostituiti dagli altri due sommozzatori. Alla conclusione delle opere i sub restano per qualche altro giorno nella camera iperbaica per la decompressione finale.


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