Teleriscaldamento, verso quale futuro? La parola all’Ing. Lorenzo Spadoni


 

In occasione del workshop Progetto europeo TEMPO, tenutosi a Brescia il 7 Novembre all’auditorium del termoutilizzatore di A2A, l’Ing. Lorenzo Spadoni, CEO di A2A Calore e Servizi e Presidente di AIRU, ha illustrato i possibili scenari futuri del teleriscaldamento in Italia e in Europa, e gli obiettivi principali e il ruolo di A2A all’interno del Progetto, relativo al teleriscaldamento a bassa temperatura.

Quali sono i nuovi sviluppi delle tecnologie del teleriscaldamento?

Il tema fondamentale per i nuovi sviluppi del teleriscaldamento è il recupero del calore di scarto, o waste heat. C’è infatti una grandissima disponibilità di calore di scarto, il cui recupero consentirebbe di fare efficienza e offrirebbe un’opportunità per il teleriscaldamento di essere un veicolo grazie al quale questa efficienza è messa a disposizione delle comunità. Si è calcolato a livello europeo che la disponibilità di waste heat superi addirittura la domanda termica di riscaldamento dell’intera Unione europea. Il calore può essere recuperato dalle fonti più disparate, come processi produttivi o trasformazione dell’energia elettrica. Tutto ciò fa capire quanto siano elevate le possibilità di efficienza in questo campo e perché il waste heat sia un tema centrale per il futuro del teleriscaldamento.

A2A Calore e Servizi partecipa al Progetto TEMPO: quali sono in sintesi gli obiettivi del progetto, e in che misura A2A è coinvolta?

TEMPO è un progetto europeo, finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020 dell’Unione europea, con un consorzio di progetto composto da numerosi partner internazionali. Lo scopo del progetto è studiare le condizioni e avviare sperimentazioni per ridurre le temperature di esercizio delle reti di teleriscaldamento. Ridurre la temperatura di esercizio vuol dire distribuire il calore a temperature più basse: altro elemento di efficienza, perché limita la dispersione termica in distribuzione. A2A partecipa al progetto con un sito di sperimentazione, avviato su una parte della propria rete di teleriscaldamento. Ha forse il compito più difficile: studiare la riduzione della temperatura su una rete esistente, dove il limite della riduzione è determinato dagli impianti interni degli edifici, impianti dimensionati e progettati per funzionare in determinate condizioni. L’intento è capire, modificando queste condizioni, qual è il margine di tolleranza che esiste per far funzionare gli impianti a temperature più basse, senza creare problemi di servizio alla clientela. Ai fini della sperimentazione, è quindi fondamentale l’approvazione del cliente. A2A ha identificato un ramo della rete di Brescia, nel quartiere Fornaci, dove installare le apparecchiature necessarie per rilevazioni e test, oltre a sensori nelle abitazioni dei clienti: con la loro collaborazione, saranno raccolti tutti i dati utili a definire il margine di efficientamento che può essere ottenuto dalla rete.

In Italia il teleriscaldamento non è un servizio pubblico. Sarebbe opportuno andare in questa direzione? Quali i vantaggi, o gli svantaggi, di un simile sviluppo?

L’argomento è molto complesso. Attualmente, la materia è regolata dall’art. 10 del Decreto 102/2014 (aggiornato al D.lgs. 141/2016), che dà all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) determinati poteri per la regolazione di mercato del teleriscaldamento. L’ambito di regolazione è limitato a parametri come qualità del servizio e trasparenza commerciale, ma non arriva a determinare le tariffe. Per il teleriscaldamento, non esistono tariffe fissate, ma prezzi di mercato, in concorrenza con quelli di altre fonti alternative di riscaldamento, o di condizionamento.  In altre parti di Europa ci sono schemi simili al nostro; altri basati del tutto sul mercato, come in Svezia; altri ancora totalmente regolati, come in Danimarca. Sono approcci molto diversi, che hanno determinato vari gradi di penetrazione del servizio. Non c’è uno schema migliore di un altro, dipende dalle condizioni locali in cui si opera. In questo momento, più che lo schema, sarebbe importante avere una prospettiva e un quadro di regole stabili. Il settore del teleriscaldamento soffre oggi una mancanza di queste regole, che sono in parte in divenire, in parte inattuate. Per esempio, manca un meccanismo di sostegno al teleriscaldamento efficiente, fattore che impedisce di sfruttare il pieno potenziale che la tecnologia potrebbe offrire.

Per quanto riguarda la costruzione delle reti, sono disponibili tubazioni con il tubo di servizio in materiale plastico o tubazioni flessibili con il tubo di servizio in plastica rinforzata. A2A Calore e Servizi le impiega nei propri siti, o potrebbe essere interessata a utilizzarle?

A2A non ha ancora avuto occasione di installare questo tipo di tubazioni, ma si è valutato di impiegarle in progetti futuri, soprattutto per realizzare reti a temperature di esercizio più basse. Di certo, per A2A rappresentano un upgrade tecnologico promettente e, per questo, c’è massima attenzione agli sviluppi del mercato.


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