Termina con successo il 2° stralcio di riabilitazione trenchless sull’impianto “Quartier del Piave”

Con il 1°stralcio realizzato nel 2018 erano già stati riabilitati circa 600 m di tubazione. Il prosieguo delle attività svolto nel corso del 2021 ha portato alla riabilitazione di ulteriori 400 m di condotta. Questo ha così  consentito di proseguire in maniera efficace alla riqualificazione di questa importante infrastruttura idraulica del territorio.
 

Ancora una volta è stato possibile dimostrare come l’impiego delle tecnologie trenchless risulti vincente. Vincente non solo all’interno di ambiti urbani ma anche in aree rurali quando l’intervento interessa zone di particolare pregio.

Oggi la realizzazione di interventi di ristrutturazione delle infrastrutture a rete con le tecnologie non invasive o a basso impatto ambientale ha avuto modo di dimostrare ampiamente l’efficacia di impiego rispetto alle tecniche tradizionali. Accade soprattutto quando ci si trova a operare all’interno di ambiti complessi, ovvero nel caso di zone altamente urbanizzate.
 

L’impiego delle tecnologie trenchless si è dimostrato vincente non solo all’interno di tali ambiti ma anche in aree rurali. Quando ad esempio l’intervento interessa zone di particolare pregio, come nel caso dell’impianto pluvirriguo “Quartier del Piave”.

L’impianto pluvirriguo “Quartier del Piave” si estende nei Comuni di Vidor, Moriago della Battaglia e Sernaglia della Battaglia. Questo è alimentato da una diramazione della omonima condotta adduttrice principale, la quale prende origine dal bacino di carico a monte della centrale idroelettrica Enel di Pederobba (TV).

In corrispondenza di una località del Comune di Valdobbiadene è presente una diramazione dalla condotta principale (DN1200) dalla quale prende origine una condotta adduttrice (DN600) impiegata per il trasporto e la distribuzione mediante diversi punti di presa di acqua a uso irriguo nelle circostanti aree agricole private della Valdobbiadene interessate dai vitigni.

La condotta in oggetto, realizzata in tubazioni in c.a., presentava perdite in corrispondenza delle guarnizioni tra gli elementi prefabbricati oltre a crepe che causavano trafilamenti, il tutto rilevato a seguito di una campagna preliminare di videoispezione.

La condotta necessitava di interventi di riparazione atti ad arrestare le perdite che la interessavano. Intervenire però con tecniche di tipo tradizionale avrebbe comportato l’accesso a terreni agricoli privati interessati dai filari di vite.

Tale situazione, ha così indotto la committente a scegliere di intervenire in maniera efficiente sfruttando l’impiego di una soluzione trenchless. Si è così deciso di realizzare un risanamento senza scavo della condotta mediante tecnica CIPP sfruttando come punti di accesso alla tubazione solo le aree poste al di fuori delle coltivazioni, le uniche in cui si rendeva opportuno realizzare scavi puntuali.
 

Fig. 1 – Tratto di condotta adduttrice DN600 oggetto di intervento nel 1° stralcio

 

Fig. 2 – Tratto di condotta adduttrice DN600 oggetto di intervento nel 2° stralcio

 
L’intervento ha interessato un tratto di condotta di lunghezza complessiva pari a 600 m nel 1°stralcio e pari a 400 m nel 2°stralcio, per complessivi 1.000 m circa.
 

La tecnica trenchless utilizzata: UV-CIPP

L’intervento ha previsto l’impiego della tecnica UV-CIPP, ovvero di inserimento per traino mediante argani idraulici di una guaina realizzata totalmente in fibra di vetro impregnata con resina poliestere che, una volta inserita all’interno della condotta da riabilitare, viene gonfiata mediante aria compressa in aderenza alla condotta esistente e successivamente indurita (polimerizzata) mediante il passaggio al suo interno di un treno di lampade a raggi ultravioletti.

Considerando che si tratta di una condotta soggetta a pressioni massime di esercizio pari a 5 bar, l’intervento è stato eseguito prevedendo una guaina appositamente sviluppata per la riabilitazione di condotte in pressione, capace di garantire la tenuta a pressioni fino a 11,6 bar.
 

Le fasi di intervento che si sono susseguite sono state essenzialmente le seguenti:
  • Scavo e sezionamento della condotta in c.a. e installazione dei pezzi speciali flangiati d’estremità necessari al ricollegamento e all’installazione delle guarnizioni tra liner e condotta ospite. Trattandosi di una condotta in pressione in c.a. a seguito del sezionamento, si poneva il problema di come effettuare il ricollegamento a risanamento ultimato. Proprio in virtù di questo, abbiamo impiegato dei pezzi speciali tipo “CIPP Joint”. Questi hanno garantito un facile ricollegamento grazie all’estremità flangiata, oltre che sufficiente resistenza radiale in fase di installazione delle guarnizioni a cavallo tra liner e condotta ospite.
  • Videoispezione e pulizia preliminare della linea eseguita a mezzo canaljet asservito ad autocombinata espurgo. Le buone condizioni interne della condotta non hanno reso necessario un intervento invasivo di pulizia.
  • Inserimento del liner mediante traino con argano idraulico e l’ausilio di conveyor belt. L’impiego del conveyor belt ha consentito di facilitare la fase di inserimento. Ha infatti favorito la piegatura del liner e accompagnato la discesa all’interno dello scavo o del pozzetto. (vedi in Figura 4) In totale nel 1°stralcio sono stati realizzati quattro lanci caratterizzati dalle seguenti lunghezze: 60, 175, 185, 180 m e due lanci nel 2°stralcio caratterizzati dalle seguenti lunghezze: 158, 237 m.
  • Polimerizzazione del liner a raggi UV, effettuata gonfiando il liner in aderenza alla condotta esistente in seguito alla installazione dei paker e all’inserimento all’interno della guaina di un treno di lampade a radiazione ultravioletta (n.8 lampade da 1000W l’una) controllandone velocità e parametri di polimerizzazione dalla centrale mobile di polimerizzazione (Figura 5). La tecnica di intervento applicata ha permesso di garantire una qualità ottimale del risultato finale (Figura 6).
  • Installazione delle guarnizioni di estremità al termine della fase di taglio delle parti terminali di liner a contorno del paker. Le guarnizioni costituite da una banda in gomma EPDM e da nastri tenditori in acciaio INOX, impediscono inoltre l’infiltrazione d’acqua tra liner e condotta ospite. Esse vengono installate tensionando con degli opportuni martinetti idraulici i nastri in acciaio una volta messi in posizione sulla parte in gomma. Le tensioni radiali che si sviluppano generano uno sforzo sulla condotta ospite che giustifica infatti l’impiego dei pezzi speciali tipo “CIPP Joint” alle estremità. Al fine di evitare che il tensionamento avvenga su porzioni datate di condotta che potrebbero portare alla formazione di cricche.
  • Ricollegamento effettuato mediante l’inserimento di tronchetti flangiati in acciaio INOX. In questo particolare caso, in presenza di derivazioni sono state creati anche appositi elementi di ricollegamento per ripristinare l’allacciamento laterale, come è possibile osservare in Figura 7.

 

Fig. 3 – Aree di cantiere

 

Fig. 4 – Inserimento della guaina mediante argano e conveyor belt

 

   

Fig. 5 – Installazione dei paker d’estremità e polimerizzazione a raggi UV dalla centrale di controllo

 

Fig. 6 – Risultato finale

  

Fig. 7 – Installazione delle guarnizioni d’estremità in gomma EPDM

 

Fig. 8 – Ricollegamento

 

Efficienza, velocità e rispetto dell’ambiente senza precedenti

La soluzione di intervento adottata ha permesso di ottenere un’efficienza senza precedenti sia come tempistiche d’intervento che come invasività. Infatti, procedendo con la tecnica UV-CIPP, gli unici scavi puntuali realizzati erano interamente all’interno di zone limitate in assenza di filari.

Ancora una volta è stato dimostrato come le tecnologie trenchless, applicate a un intervento di ristrutturazione di una infrastruttura idraulica, possano fare la differenza nella qualità finale del risultato rispetto a un intervento eseguito con tecniche tradizionali.

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