Terna investe un miliardo per lo sviluppo della rete elettrica del Veneto

Oltre un miliardo di euro per lo sviluppo e il rinnovo della rete elettrica del Veneto. È l’impegno messo in campo da Terna e suggellato nell’accordo siglato dal numero uno della società che gestisce la rete elettrica nazionale, Luigi Ferraris, e il presidente della Regione, Luca Zaia.

Un piano che ha come obiettivo di rendere più sicura efficiente e sostenibile l’infrastruttura elettrica e composto da quattro capitoli. Il primo riguarda lo sviluppo della rete e prevede diversi importanti interventi. Il principale riguarda la realizzazione in cavo interrato dell’elettrodotto a 380 kV Dolo – Camin, un’opera da 400 milioni di euro, fondamentale per lo sviluppo della rete elettrica tra Padova e Venezia, che Terna punta a concludere, a breve verrà avviato l’iter per le autorizzazioni, per il 2022 – 2023.

Altro progetto è il riassetto della rete elettrica della Media Valle del Piave, attualmente in autorizzazione, che sarà variato con l’introduzione, per la futura linea 220 kW “Polpet – Scorzè”, della tecnologia del cavo interrato dalla nuova stazione di Polpet sino a prima dell’attraversamento del fiume Piave.

A questi si aggiungono il progetto della stazione elettrica di Volpago, con la demolizione di 51 km di linee aree e la posa di 26 km di nuovi collegamenti in cavo interrato, e il riassetto della rete elettrica nell’Alto bellunese, con la realizzazione di un collegamento elettrico a 150 kW tra Cortina e Auronzo di Cadore interamente in cavo interrato.

Il secondo capitolo riguarda gli interventi sulla rete elettrica regionale esistente per aumentare la stabilità e la sicurezza del servizio di trasmissione dell’energia e la resilienza delle infrastrutture agli eventi climatici eccezionali. Interventi che comprendono il rinnovo degli impianti esistenti con materiali e componenti sostenibili, innovativi e performanti (telecamere, sensori, rilevatori satellitari, sistemi di localizzazione guasti) capaci di mitigare i rischi, in particolare la formazione di manicotti di ghiaccio, grazie a interventi di manutenzione predittiva.

Terzo capitolo l’apertura di “corridoi verdi” lungo i tracciati delle linee con l’abbattimento – d’intesa con l’autorità forestale e i Parchi – degli alberi ad alto fusto che a causa della neve e del vento in passato sono precipitati sui cavi provocando gravi blackout e la loro sostituzione con «essenze vegetali autoctone a ricrescita controllata.

Infine, la stipula di accordi di ricerca tra Terna e le università venete, con ampliamento del laboratorio di Villabona e la costituzione di un nuovo centro di eccellenza a Scorzè.


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